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Trump: la risposta della Corte Suprema sui dazi

di Emanuele Penati
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Trump Palazzo di giustizia
Palazzo della Corte Suprema a Washington D.C. (Foto: Wikipedia)

Il 20 febbraio è stato un venerdì nero per il presidente Trump. Uno dei suoi provvedimenti più importanti è stato giudicato illegittimo dalla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America, ossia quelli relativi alla politica tariffaria feroce incominciata col “Liberation Day” il 2 aprile 2025.

La sentenza della Corte Suprema che è stata approvata da 6 giudici su 9, ha sentenziato semplicemente che tutto ciò che riguarda i dazi stabiliti arbitrariamente dal Tycoon è illegittimo e “illegale”.

Questa storia inizia poco dopo l’insediamento di Trump al Campidoglio, momento in cui decide di affrontare due minacce straniere: la prima riguardante l’afflusso di droghe illegali da Canada, Messico e Cina; la seconda legata alla necessità di risanare gli ampi deficit commerciali esistenti. Così il POTUS, stabilendo queste due situazioni come emergenze nazionali, ha avocato a sé la libertà d’intervento ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA).

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Cos’è l’International Emergency Economic Powers Act?

Questa misura, adottata nel 1977, fornisce ai Presidenti gli strumenti economici necessari per fronteggiare minacce straniere significative, permettendo loro di investigare, bloccare, dirigere e proibire l’importazione di merci di varia natura ma in nessun modo facendo riferimento a dazi e nemmeno a possibili tassazioni, in quanto il potere di regolare non significa automaticamente tassare.

L’iter che ha portato alla sentenza

A seguito, quindi, di questa decisione, un cospicuo numero di giuristi ha manifestato molte perplessità circa la legittimità dell’imporre dei dazi usando la scusa della IEEPA e, soprattutto, diverse imprese hanno presentato ricorso sostenendo che il Presidente aveva ecceduto nell’uso dei suoi poteri poiché la misura, di fatto, non autorizza l’imposizione di dazi.

Il caso è quindi stato preso in esame inizialmente dalla U.S. Court of International Trade, che ha iniziato l’iter dichiarando i dazi imposti dall’amministrazione illegali; a seguito di questa prima sentenza, la controversia è passata alla Corte d’Appello Federale e infine alla Corte Suprema che ha accettato il caso in quanto di grande rilevanza costituzionale e di grande impatto.

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La Sentenza

Trump corte suprema
I giudici della Corte Suprema (Foto: LaRepubblica)

La Corte ha decretato che l’unico organo che ha il potere di imporre e riscuotere dazi, tasse, imposte e accise è il Congresso e che il Presidente non possiede, di conseguenza, nessun potere intrinseco sulla decisione di imporre dazi in tempo di pace. Non c’è possibilità di scelta diversa nemmeno adottando la IEEPA, a meno che non ci sia da parte del Congresso una chiara autorizzazione relativa a questi temi, cosa che ovviamente non è accaduta.

Inoltre, la Corte ha anche fatto notare che nessun Presidente ha mai usato questo strumento per imporre dazi. Altro elemento importante è evidenziare che i dazi “trumpiani” sono stati applicati senza specificare termini temporali o quantitativi.

Trump: “I giudici della corte mi hanno fatto vergognare”.

Trump in conferenza stampa
Trump in conferenza stampa sulla decisione dei giudici della Corte (Foto: IlManifesto)

Queste le prime parole stizzite pronunciate da Donald Trump dopo aver saputo della decisione della Corte Suprema, poco prima della conferenza stampa che lo vedeva protagonista.

Da parte sua, in quella stessa sede, ha sferrato quindi un attacco diretto ai giudici, accusati di essere influenzati da interessi stranieri; parole ancora più dure sono state dedicate poi ai giudici democratici, ritenuti sleali e quasi alla stregua di nemici politici, solo per aver preso una decisione concorde con la stessa Costituzione americana mentre per The Donald tale scelta è stata presa seguendo le istanze della sinistra radicale.

Nel suo discorso procede quindi decantando gli effetti miracolosi della sua politica tariffaria, raccontando addirittura dell’incontro con un imprenditore di un’industria metallurgica che lo avrebbe voluto baciare tanto era soddisfatto delle politiche fiscali trumpiane.

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I reali effetti dei dazi

I dati però non rispecchiano ciò che il POTUS ha affermato in conferenza stampa, poiché i costi delle tariffe commerciali sono stati sostenuti al 90% dalle imprese e dai consumatori statunitensi. Infatti nello specifico, stando a un’analisi di JP Morgan, il costo dei dazi è stato principalmente saldato da aziende americane di medie dimensioni, poiché i costi sostenuti da quest’ultime per il pagamento delle tariffe doganali hanno registrato un aumento pari al triplo.

Relativamente a ciò, si apre anche un’altra questione: questi dazi sono stati ritenuti frutto di un’azione illegale tale che per l’amministrazione ora si aprirà un nuovo problema, poiché i costi sostenuti dalle imprese dovrebbero esser loro rimborsati e questo causerebbe per le casse dello stato una perdita di gettito di 175 miliardi.

La risposta concreta del “re folle”

Oltre ad aver attaccato i giudici della Corte Suprema e ad aver fatto dichiarazioni folli e attacchi diretti alla stessa Costituzione americana, Trump è passato all’azione annunciando con un post su Truth che aumenterà i dazi all’import dal 10% al 15%. Dopo aver letto ciò viene spontaneo domandarsi se queste tariffe che sono appena stati ritenuti illegali dalla Corte Suprema possano essere rimpiazzati da nuovi.

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Ci è riuscito sfruttando un nuovo escamotage: la sezione 122 del Trade act del 1974, che consente di stabilire restrizioni commerciali con un limite massimo di tempo pari a 150 giorni in caso di ampi deficit della bilancia dei pagamenti; grazie a questa clausola, il Presidente probabilmente potrà svincolarsi da un nuovo blocco imposto dalla Corte Suprema in quanto in essa 122 vi è una base legale esplicita per i dazi.

Questa nuova risposta, però, è un po’ quasi sottotono rispetto al solito, in quanto l’esecutivo si è ritrovato costretto a dover abbassarli con questa misura e a uniformarli a tutti i paesi a differenza di come era stato deciso a seguito del Liberation Day in cui ne erano stati imposti di diversi in base al Paese.

Le reazioni europee

La risposta italiana arrivata dal ministro Tajani è stata abbastanza ottimista: «Gli Stati Uniti non vogliono una guerra commerciale, io credo si possa arrivare a un accordo che confermi quello raggiunto qualche mese fa con un dazio complessivo al 15%». La risposta quindi si configura in continuità con l’atteggiamento di distensione perseguito dal governo italiano a partire dal Liberation Day.

Trump, Merz e Macron insieme
Il cancelliere tedesco Merz e il presidente francese Macron
(Foto: HuffPost)

Le imprese italiane, però, sono stanche dei continui cambi di rotta dell’amministrazione americana, in quanto anche l’incertezza ha un costo e sperano di tornare quantomeno al seppur fragile equilibrio di una settimana fa.

Da parte invece di Francia e Germania si auspica una reazione unitaria da parte dell’UE di fronte ai nuovi dazi doganali annunciati dal Presidente Trump, anche se sono innegabili le divergenze presenti tra queste due potenze: mentre Parigi, infatti, vorrebbe una reazione europea più energica invocando il bazooka europeo, Berlino si sente più allineata con Roma, puntando ad una risposta più pragmatica e conciliante.

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