Sembra l’inizio del ‘900, ma è oggi: la “politica dei giri di valzer” torna un secolo dopo coi silenzi e i tentennamenti del presidente Meloni dinanzi alla sostanziale spaccatura dell’Occidente così come l’abbiamo conosciuto. Eletta sull’onda del patriottismo a schiena dritta, in tre anni e mezzo dev’essersi parecchio ingobbita, dati i numerosi inchini a Trump e soci.
Ma le pretese territoriali americane hanno forse indispettito pure Palazzo Chigi, che ora sta goffamente tentando qualsiasi stratagemma democristiano per non alienarsi la Casa Bianca, dopo anni di supercazzole sulla presunta amicizia e vicinanza di Meloni con Trump. Tentativi che si traducono in silenzi imbarazzanti e una posizione internazionale volontariamente ambigua.
Meloni e compagni
Ma non è l’unica: tutti i tirapiedi di Trump in Europa, come Salvini, Orban e gli altri paladini dell‘internazionale sovranista, si sono ritirati in un imbarazzante silenzio monacale ora che sono loro a subire il sovranismo altrui, che sicuramente non è quello delle facili sparate contro l’Unione Europea a cui erano abituati.
Ti sta piacendo questo articolo? Leggi anche…

E’ ovvio ormai che l’Europa si trova dinanzi ad una minaccia esistenziale, che coinvolge direttamente tutti i singoli Stati del vecchio continente e che potrà essere superata solo con la loro unione: i veri patrioti non sono quelli che vogliono smantellare l’Europa, ma coloro che al contrario la vogliono forte, in grado di fronteggiare le sfide del presente. In una parola: federale.
In questo contesto l’Italia potrebbe avere un ruolo chiave, con Meloni schierata senza remore con l’Europa e patriota non più solo a parole. E invece, preferisce danzare al ritmo di quel maledetto valzer, che più che la furbizia testimonia la codardia di questo governo dinanzi alle decisioni più importanti.