Per capire la storia del Partito Democratico bisogna tornare al 1989, quando il Partito Comunista Italiano (PCI), uno dei più grandi partiti comunisti d’Europa, decise di cambiare profondamente. Il 12 novembre 1989, in seguito alla caduta del Muro di Berlino, il segretario Achille Occhetto lancia la cosiddetta “Svolta della Bolognina“.
Il PCI comincia a trasformarsi e nel ’91 diventa il Partito Democratico della Sinistra (PDS) mantenendo comunque la falce e il martello nel simbolo. È un cambiamento importante: il nuovo partito prende le distanze dal comunismo tradizionale e si avvicina a posizioni riformiste, sostenendo un’economia di mercato regolata, riforme graduali e una forte integrazione europea.

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Questa trasformazione, però, non viene accettata da tutti. Una parte dei dirigenti e dei militanti, ancora molto legata all’identità comunista, decide di lasciare il partito e fondare Rifondazione Comunista. Il nuovo soggetto politico sceglie di mantenere un’identità comunista più marcata, criticando il capitalismo e le posizioni considerate troppo moderate della nuova sinistra riformista. Tra i suoi esponenti più conosciuti ci sono Fausto Bertinotti e Armando Cossutta.

Negli anni successivi il PDS continua il proprio percorso di evoluzione. I dirigenti capiscono che, per competere davvero con il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi, è necessario allargare il consenso anche oltre gli ex comunisti. Così, nel 1998, il partito cambia nuovamente nome e diventa Democratici di Sinistra (DS). Non si tratta soltanto di una scelta simbolica: i DS cercano infatti di rappresentare anche socialisti, progressisti e riformisti moderati, allargando la propria area politica. In questa fase il partito viene guidato da figure come Massimo D’Alema, Piero Fassino e, successivamente, Walter Veltroni.
Parallelamente prende forma l’Ulivo, la coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi. Nata nel 1995, riunisce ex comunisti, cattolici progressisti e forze moderate con l’obiettivo di sfidare il centrodestra di Berlusconi. Alle elezioni del 1996 la coalizione ottiene la vittoria e Prodi diventa Presidente del Consiglio. Anche se il governo si rivela piuttosto fragile, l’esperienza dell’Ulivo dimostra che le diverse anime del centrosinistra possono governare insieme e pone le basi per la futura nascita del Partito Democratico. Della coalizione fanno parte soprattutto i Democratici di Sinistra, il Partito Popolare Italiano, Rinnovamento Italiano, la Federazione dei Verdi e i Socialisti Italiani, mentre Rifondazione Comunista garantisce il proprio appoggio esterno al governo.

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2007, nasce il Partito Democratico
Negli anni successivi i Democratici di Sinistra e Democrazia è Libertà – La Margherita diventano i due principali partiti del centrosinistra italiano. I DS rappresentano soprattutto la tradizione ex comunista e socialdemocratica, mentre la Margherita raccoglie cattolici progressisti, moderati e riformisti. Dopo diverse esperienze di collaborazione e di alleanze elettorali cresce sempre di più l’idea di superare le divisioni e creare un unico grande partito capace di rappresentare tutto il centrosinistra.
L’obiettivo viene raggiunto nel 2007, quando Democratici di Sinistra e Margherita si fondono dando vita al Partito Democratico. Il primo segretario è Walter Veltroni, che punta a costruire un grande partito riformista capace di parlare a un elettorato ampio. Tuttavia, alle elezioni politiche del 2008 il PD viene sconfitto dal centrodestra guidato da Berlusconi. Negli anni successivi la guida passa a Pier Luigi Bersani, più vicino alla sinistra sociale, che dopo le elezioni del 2013 non riesce però a formare un governo stabile.
La segreteria di Matteo Renzi
Il momento di maggiore successo arriva con Matteo Renzi. Sotto la sua leadership il Partito Democratico raggiunge il suo miglior risultato elettorale alle elezioni europee del 2014, ottenendo il 40,8% dei voti. Durante questa fase vengono approvate riforme come il Jobs Act, il bonus degli 80 euro e le unioni civili. Dopo la sconfitta al referendum costituzionale del 2016 e il risultato negativo delle elezioni politiche del 2018, però, il partito entra in una fase di difficoltà e perde parte del consenso conquistato negli anni precedenti.

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Successivamente la segreteria passa prima a Nicola Zingaretti e poi a Enrico Letta, entrambi impegnati nel tentativo di ricompattare il partito dopo anni complessi. Dopo un deludente risultato alle elezioni politiche nazionali del 2022, il PD si ritrova all’opposizione e con l’urgenza di primarie per incaricare una nuova figura come segretario di Partito.
Dal 2023 la guida è affidata a Elly Schlein che, sconfiggendo Stefano Bonaccini alle primarie, ha riportato maggiore attenzione ai temi del lavoro, dell’ambiente e dei diritti civili, spostando il partito leggermente più a sinistra rispetto agli anni precedenti.

Oggi il Partito Democratico rappresenta il principale partito del centrosinistra italiano. Nel corso della sua storia è stato spesso criticato da chi lo considera troppo moderato o distante dai problemi concreti dei cittadini. Allo stesso tempo, continua a essere riconosciuto per il suo europeismo e per la difesa della sanità pubblica, del welfare e dei diritti civili, temi che restano alcuni dei suoi principali punti di riferimento.
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