Negli ultimi mesi uno dei temi economici più discussi riguarda la bolla speculativa dell’Intelligenza Artificiale, di cui l’odierno mercato dell’IA ne sta già mostrando i segni.

La preoccupazione è condivisa da sempre più analisti in tutto il mondo, da Wall Street a Hong Kong, perché si sta notando come l’enorme afflusso di investimenti nel mercato dell’IA non stia generando profitti reali, alimentando i timori di molti investitori.
Essendo difficile stabilire anche solo l’esistenza di questa bolla, cercare di darne una dimensione non è affatto semplice: per adesso, non si hanno molti dati per poterla definire con precisione ma, secondo l’analista Julien Garran, potrebbe essere circa 17 volte più grande di quella delle dot-com di fine anni novanta ed inizio anni duemila.
Le ragioni di questa potenziale bolla speculativa sono molteplici: il problema fondamentale è l’eccessivo ottimismo, che ha portato investimenti sproporzionati nel mercato. Nel 2025, infatti, Big tech come Amazon, Google e Meta hanno investito tra i 320 e i 340 miliardi di dollari; queste non sono tuttavia le uniche ad investire nel settore, poiché anche diverse banche stanno collocando, soprattutto nei Data center, ingenti capitali.

La questione principale è che questi enormi investimenti, almeno nel breve periodo, non stanno portando sufficienti ritorni economici. Anzitutto, gli impieghi dell’intelligenza artificiale nelle aziende sembrerebbero non funzionare a dovere: secondo un rapporto dell’MIT, il 95% dei progetti aziendali GenAi non producono introiti, sebbene gli strumenti come ChatGpt e Copilot vengano molto utilizzati su base individuale; quando poi questi vengono proposti come sistemi personalizzati per imprese, il 60% di queste li valuta, il 20% arriva a testarli e solo il 5% li porta in produzione.
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Dietro a queste scelte da parte delle aziende c’è una difficoltà nell’integrare questi strumenti nei flussi di lavoro per l’assenza di adattabilità, che li rende insufficienti e, almeno per il momento, difficilmente utilizzabili.
L’IA e la preoccupazione degli esperti
Il rinomato detto dell’elefante nella stanza significa, in questo caso, che questi enormi investimenti non
stanno producendo altrettanti ricavi, segnale abbastanza allarmante per molti investitori ed economisti; gli analisti di Goldman Sachs, sebbene non vedano un pericolo immediato del concretizzarsi della bolla, notano che il mercato si sta avvicinando a livelli critici.
Gli esperti hanno analizzato principalmente 5 indicatori: le altissime valutazioni dei
titoli tech, l’aumento spaventoso degli investimenti, la riduzione dei profitti, l’aumento del debito, come visto con i dati di Oracle, e l’ampliamento degli spread creditizi.

Un famosissimo investitore, che ha deciso di scommettere contro due dei titoli simbolo del boom dell’intelligenza artificiale, ossia Nvidia e Palantir, e che potremmo quasi definire un oracolo dei mercati finanziari, è Micheal Burry: acquisì notorietà per aver previsto il crollo del mercato immobiliare del 2008 e la bolla delle dot-com, che insieme al suo ex-socio Phil Clifton paragona a quella in discussione oggi.
Sebbene l’adozione dell’intelligenza generativa stia accelerando, entrambi sono convinti che l’economia che sta dietro alla massiccia costruzione infrastrutturale del settore non ne abbia ancora giustificati i
costi e che il mondo degli investimenti si aspetti molti più profitti generati da questa tecnologia di
quanti realmente se ne realizzeranno.
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Per fare un esempio, quest’anno OpenAI dovrebbe generare poco più di 20 miliardi di dollari: una cifra molto consistente che però, a fronte dei 400 miliardi che le grandi aziende tecnologiche hanno investito, saranno poco più che briciole.
Al netto di tutto ciò, è giusto ricordare che il parere su questa speculazione tecnologica è tutt’altro che unanime: contrariamente ad alcuni analisti che ritengono la bolla quasi certa, molti altri la reputano improbabile e, in ogni caso, poco pericolosa per i mercati, poiché la maggior parte di queste big tech detengono comunque molta liquidità.

Dopo gli ottimi dati del q3 di Nvidia del 19 novembre, il timore di una bolla imminente sembrerebbe essere stata scongiurata, ma sarà comunque importante vedere l’evolversi della situazione e monitorare gli indicatori consigliati dagli analisti di Goldman, che daranno un quadro più completo a questo nuovo e complesso mercato.
(Fonti: Banca Generali, “AI, investimenti da capogiro. Sono sostenibili?”; il Sole24Ore, “MIT: il 95% dei progetti aziendali GenAI non produce valore, solo il 5% porta ritorni”; Finanza Online, “Da Greenspan a Powell, la storia si ripete. ‘Big Short’ Michael Burry spiega perchè la bolla AI su Nvidia e co è ‘gigantesca’.)