Nella sera tra il 18 e il 19 febbraio, il Twitter Calcio argentino ha vissuto una delle notti più lunghe, divertenti e paradossali della sua storia. Fabrizio Romano, il giornalista sportivo più famoso del mondo, è riuscito a far bannare dalla piattaforma Fabrizio Fauna, un account satirico e razzista argentino. Siamo ai livelli del 14 luglio 2024 e di Moussolinho e Mark Violets! Per chi non ne fosse a conoscenza, un account parodistico italiano era riuscito a far credere al mondo intero che un giornalista sportivo della Roma fosse l’attentatore di Donald J. Trump. Follia!
Contesto calcistico
Tutto ha inizio il 17 febbraio durante la partita d’andata dei playoff di Champions League tra Real Madrid e Benfica. Vinicius Jr. ha segnato il gol decisivo che ha permesso al Real Madrid di vincere 1-0 a Lisbona. Dopo la rete, ha esultato con il suo classico balletto vicino alla bandierina. L’arbitro François Letexier lo ha ammonito per quest’esultanza, cosa successivamente criticata dallo stesso giocatore sui social.
Subito dopo il goal, è scoppiato il caos. Vinicius ha accusato il giocatore del Benfica Gianluca Prestianni di avergli rivolto insulti razzisti (nello specifico, di avergli dato della “scimmia” più volte) coprendosi la bocca con la maglia. In seguito, l’allenatore del Benfica José Mourinho è stato espulso dalla partita per proteste. Nel post-partita Mourinho ha alimentato la polemica suggerendo che l’atteggiamento di Vinicius fosse “provocatorio” e che “in ogni stadio dove gioca Vinicius succede qualcosa”.
Chi sono Fabrizio Romano e Fabrizio Fauna?
Fabrizio Romano è attualmente considerato il giornalista sportivo più influente al mondo per quanto concerne il calciomercato. Nato a Napoli il 21 febbraio 1993, ha iniziato la sua carriera giovanissimo, a soli 16 anni, scrivendo articoli per piccoli siti web sportivi. Dopo essere entrato a soli 19 anni a Sky Sport Italia ed aver imparato i segreti del mestiere, Fabrizio si è messo in proprio, trasformando la propria identità in un marchio globale.
Iconica è la frase “Here we go!” che Fabrizio Romano pronuncia ogni volta che viene chiuso un trasferimento o quando mancano solo le firme. Per tifosi di tutto il mondo, “Here we go” significa ufficialità e molto spesso precede i comunicati dei club stessi.
Fabrizio Fauna, al contrario, è un’imitazione di Fabrizio Romano, un account parodia su X/Twitter nato per scimmiottare il giornalista italiano. Il nome è un gioco di parole: il cognome “Romano” è stato sostituito con “Fauna”. La foto profilo rappresenta Vinicius Jr. seduto (mentre parla al telefono) come nell’immagine profilo di Fabrizio Romano.

L’account pubblica fake news di calciomercato, utilizzando lo stile ed il linguaggio tipico di Romano, incluso il famigerato “Here we go”, spingendo molti tifosi a credere a colpi di mercato o a dichiarazioni inesistenti. Fabrizio Fauna è stato spesso considerato uno degli account più razzisti sulla piattaforma.

Il tweet del 18 febbraio
Dopo la partita sopra descritta, Fabrizio Fauna pubblica un tweet razzista su Vinicius Jr. in cui il giocatore del Real Madrid viene fatto passare come una “scimmia”, ossia l’insulto razzista rivoltogli durante il match. Dato il grande successo del tweet, che ha superato i 100mila like prima di essere rimosso, lo stesso Fabrizio Romano ha commentato il post, affermando che avrebbe fatto di tutto per far chiudere l’account parodistico il prima possibile.



Nel frattempo, viene pubblicato il presunto numero di telefono di Fabrizio Romano, con tanto di immagine profilo di WhatsApp e di screenshot di chat dello stesso che sbotta contro chi lo sta chiamando incessantemente… Peccato che sia un falso! Il numero in questione, analizzato tramite un bot di Telegram (@TrueCalleRobot), appare non essere intestato al giornalista sportivo italiano, bensì a un signore di Messina.
Dopo poche ore dallo scambio, avvenuto anche tramite chat privata tra i “due Fabrizi” e dopo che Fauna aveva salutato tutti, l’account viene disattivato con molta approvazione di Romano. Fabrizio Fauna non esiste più.


Conseguenze e Doxing
Oramai il caso è noto in tutto il twitter calcio globale, la voce si è sparsa. La guerra civile ha inizio. Account satirici prendono di mira la presunta dittatura di Fabrizio Romano su X, altri, invece, stanno dalla parte del giornalista italiano.


Immediatamente nascono nuovo account tra cui “Fabrizio Flora” e “Fabrizio Laporta”. Il primo, venendo riconosciuto come l’account ufficiale di Fabrizio Fauna, raggiunge i 100mila followers in poche ore, prima di essere bannato per ban evasion, il secondo tiene a specificare che non è Fabrizio Fauna per paura di ripercussioni.
Per alcuni il ban non è legittimo in quanto Fauna non stava rappresentando veramente Romano, poiché nella descrizione era presente il disclaimer parodia, che, da quando Elon Musk ha comprato la piattaforma, è necessario per identificare gli account sarcastici da quelli reali. Il cognome, inoltre, era diverso. Account simili, come “Not Jerome Powell” non sono mai stati bannati.
Dal nulla il 20 febbraio viene creato un account chiamato @fabriziofiles e Fabrizio Fauna viene doxato completamente: vengono rivelati il suo Instagram, le sue foto personali, dove vive, dove e per chi lavora, la foto della sua carta d’identità, il suo numero di telefono e la sua mail personale.
Alcuni utenti twitter, notando che Fauna abitasse negli Stati Uniti da immigrato salvadoregno hanno perfino compilato un modulo per far arrivare l’ICE a casa sua. Follia nella follia!
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Conclusione e riflessioni
L’idea che la diffusione di dati privati e la distruzione sistematica della vita di un individuo possano diventare strumenti di “giustizia” è un segnale allarmante dello stato attuale della nostra convivenza civile. Il doxing si configura come una forma di ostracismo moderno che non prevede né appello né possibilità di riabilitazione. Quando una persona viene esposta alla gogna pubblica (la cosiddetta shitstorm) per contenuti offensivi o meme razzisti, si innesca un meccanismo di punizione sproporzionato: il post scompare, ma la perdita del lavoro, l’allontanamento degli affetti e la costante minaccia alla sicurezza personale restano cicatrici indelebili.
Il parallelo con la storia di GypsyCrusader (Paul Miller), di cui ho parlato recentemente qui, è estremamente calzante e serve da monito su quanto questo approccio sia controproducente. La vicenda di Miller dimostra che, quando si priva un individuo di ogni legame con la società civile e lo si trasforma in un nemico pubblico, il risultato non è il suo pentimento, ma la sua totale radicalizzazione. Una persona che sente di non aver più nulla da perdere diventa un soggetto pericoloso, poiché l’odio ricevuto dalla folla anonima finisce per nutrire e giustificare il suo stesso odio.
Invece di correggere un comportamento sbagliato, questa forma di giustizia sommaria crea un vicolo cieco. Se il sistema sociale impedisce a chi ha commesso un errore, per quanto grave e ripetuto, di tornare sui propri passi o di intraprendere un percorso di crescita, la società stessa fallisce nel suo compito educativo. È inquietante constatare come la volontà di “pulire” la rete da contenuti tossici finisca spesso per generare mostri ancora più difficili da gestire, trasformando cittadini in reietti disperati che non hanno più alcun incentivo a rispettare le regole di una comunità che li ha già condannati alla morte civile.