Conosciamo tutti Giuseppe Cruciani e David Parenzo, conduttori de “La Zanzara” su Radio 24. I toni provocativi, gli ospiti inusuali e folkloristici, come “Er Brasiliano” e il “Divino Otelma”, sono solo alcuni degli elementi che hanno assicurato il successo della trasmissione.
La carriera dei due non si limita però agli studi del Sole24Ore: oltre ad essere scrittori e a condurre, nel caso di Parenzo, “L’Aria che Tira” su La7, pochi sanno dell’incredibile comparsa della coppia su Rete 4 il 9 ottobre 2013, data della prima – e anche ultima – puntata di “Radio Belva“.
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Radio Belva, “l’anti-talk” zanzaresco
“Spero che termini per sempre“: queste le profetiche parole pronunciate con palpabile rassegnazione dall’ospite Vittorio Sgarbi alla fine del programma, visibile per intero su YouTube.
136 minuti di puro caos, in cui si fatica a distinguere un chiaro filo logico, dove si alternano momenti di relativa calma e scleri fra conduttori e il critico d’arte, che ad un certo punto, dopo aver urlato “sei una rompicazzo anche tu” ad una signora anziana che cercava di calmare la diretta, esce dallo studio per poi esservi riportato da David fra gli applausi generali. La poveretta verrà poi silenziata da un esilarante grido fra il pubblico dopo le fioche proteste per il comportamento di Sgarbi.
La diretta prosegue parlando, un po’ alla rinfusa, di politica. I temi principali sono l’immigrazione e le vicende legate al Cavalier Silvio Berlusconi. I toni, specialmente fra Cruciani e il critico d’arte, si fanno subito parecchio accesi, con accuse e insulti verso il conduttore.
Già dai primi secondi l’atmosfera pare surreale, caotica, disordinata. Sembra quasi un quadro di Salvador Dalì, con i cameraman che nei momenti caldi fanno i salti mortali con le apparecchiature per riprendere la scena, arricchita dalla presenza dei più disparati oggetti, come il “Palazzometro“, che mostra il costo di Camera e Senato all’avanzare del tempo, la statua di una capra, un busto di Stalin e uno di Lenin, inquadrato alle spalle di Giuseppe Cruciani.


In questo “caravanserraio“, come lo definisce Parenzo nel programma stesso, compaiono anche personaggi storici, sia dello spettacolo sia della politica; per quest’ultima, è il caso di citare il professor Mario Borghezio, eurodeputato per la Lega Nord e ora membro di Futuro Nazionale, il nuovo partito di “destra pura” fondato dal generale Roberto Vannacci, che compare circondato di fedelissimi compagni padani.

Nella prima decina di minuti squilla un telefono ed è, scherzosamente, il Quirinale. Prima dell’intervento del (falso) Presidente Napolitano, risuona in studio l’Inno d’Italia dinanzi al quale tutti si alzano, tranne Borghezio.
Per il mondo dello spettacolo è presente invece la pornostar “Cicciolina”, alla quale i conduttori pongono diverse domande riguardanti la sua professione toccando anche la sfera privata.
Interviene poi il rinomato giornalista Emilio Fede, inviato per Radio Belva negli headquarters di “Sinistra Ecologia e Libertà“; non riuscendo a capire bene la situazione, fra il caos generale e il discorso di Cicciolina, il Nostro tenta di ricorrere alla comunicazione gesticolare.
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Il tavolo

Finito il baccano generale, ne incomincia un altro. Ospiti e conduttori si siedono attorno a un tavolo su cui vi sono sparsi dei giornali e dei telefoni a cornetta.
Ad oggi non sono ancora chiare le funzionalità di quel tavolo: non sappiamo cosa avrebbero dovuto farci gli ospiti con quei giornali e dalle fonti non si coglie un filo logico che collega i vari argomenti discussi. Mentre la signora Alba Parietti parla delle sue labbra rifatte, Sgarbi, ormai disperato, si distrae leggendo uno dei quotidiani.
Il tavolo diventa anch’esso presto caotico quando risuonano delle campane di giubilo, accompagnate dagli insulti del critico d’arte che, persa la pazienza, insulta i conduttori per averlo invitato in questo circo. Cruciani cerca di mandare la pubblicità, ma la vitalità di Vittorio impietrisce probabilmente anche la regia, che non sospende la diretta.
Cosa fu Radio Belva?
Il 20 febbraio 1909 viene pubblicato sul francese Le Figaro il “Manifesto del Futurismo” ad opera di Filippo Tommaso Marinetti. Seguirà poi quello dei pittori futuristi, degli scultori futuristi e così via. In effetti, il XX secolo è stato attraversato almeno nella sua prima metà da molti movimenti artistici e culturali “d’avanguardia” che precedevano i loro tempi: non facevano parte della propria epoca ma di una non ancora giunta.
Il 9 ottobre 2013 è, per l’arte della comunicazione, un altro 20 febbraio 1909: Radio Belva non è stata un “caravanserraio”, semplicemente è comparsa con decenni di anticipo; in quest’ottica, Giuseppe Cruciani e David Parenzo rappresentano per la televisione ciò che Picasso fu per la pittura o Stockhausen per la musica.
Questa, però, è solo una delle interpretazioni possibili.
Fra le molte, v’è quella del conduttore stesso, David Parenzo, che nel suo giudizio si dimostra molto più coinciso e diretto:
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