Ogni anno guardo Sanremo, nella speranza di arricchire la mia cultura musicale trovando semplicemente delle belle canzoni da ascoltare.
Invece, ogni anno, mi rendo conto che mi sto solo illudendo: quello che trovo è solo una patina di noia ed esibizionismo, che fa passare in secondo piano la musica.

Musica che poi calca la mano sul mainstream e sul commerciale, a danno della qualità. Al netto di gusti personali, Sanremo dimostra come in Italia manchi una cultura musicale basilare, a causa di un pubblico per forza di cose “generalista”.
“Serve qualcuno con cui andare a Sanremo
Perché da solo non ci provi nemmeno”
(tratto da “PASSIONE” di Mecna, contenuto in “INTROSPEZIONE”)
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Nessun rischio, tante paure
La cosa che mi preoccupa di più è la costante formula riproposta ogni anno, senza rischiare o evolvere il suono e le liriche.
Inoltre, la paura di esporsi riguardo temi sociali è sempre più alta, additando chi si espone come una “pecora nera”.
Un artista non è ovviamente obbligato ad esporsi politicamente nelle proprie canzoni, ma se vede che una tematica più frivola ha più appeal a livello di mercato, è anche normale che viri verso quel tipo di musica. Non è nemmeno un’azione da condannare all’artista o all’etichetta, bensì al pubblico.
“La domanda non sta dietro più alle offerte
Piattaforme per lo streaming muovono i fili
Ci comandano finché restiamo vivi
Se vuoi un pezzo nelle radio, devi essere più appealing
“Che ne dici se pensiamo tipo a un featuring?””
(tratto da “PASSIONE” di Mecna, contenuto in “INTROSPEZIONE”)

Ed è per questo che manca cultura, che manca quella volontà da parte del pubblico mainstream di non ascoltare per forza sempre e solo un prodotto easy listen.
Manca la volontà di avere un ascolto più attento, meno da sottofondo. Questo lo capiamo soprattutto dalla percezione del rap che ha il pubblico generalista; una percezione che è ferma ancora a 20 anni fa, proposta da persone che si riempiono la bocca di informazioni sbagliate e raffazzonate.
Prendo come esempio il rap, essendo un genere che conosco abbastanza bene per poterne parlare, anche se chiaramente è un discorso che si amplia verso tutti i generi.
Il Festival di Sanremo viene utilizzato come pretesto per indicare una mancanza culturale che, ahimè, oggi dilaga più che mai, nonostante siamo nell’era dell’informazione digitale.
Partendo dalla distinzione e ignoranza nei confronti dei vari generi, passando per la conoscenza scarna dei vari schemi ritmici e metrici e finendo con l’inconsapevolezza dell’impatto culturale e mediatico dei generi, come ad esempio il rap.
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È colpa del pubblico o del sistema?
Il pubblico generalista è sempre stato abituato a un ascolto disattento della musica, alimentato negli ultimi anni dai sistemi algoritmici delle piattaforme di streaming.
Sistemi che pian piano hanno prediletto i prodotti fast food, pronti per essere consumati e dimenticati in 30 minuti. Prodotti che non hanno un’anima, realizzati da intrattenitori e non da artisti, tornando quindi al concetto di easy listen che purtroppo sta avanzando sempre di più, togliendo l’attenzione da perle rare che navigano in un mare di sacchetti del Mcdonald’s.
Oggi che abbiamo un’ampia possibilità di scelta, non fermiamoci alla top 50, ma scopriamo più musica possibile.
Esploriamo, formiamo il nostro gusto, sperimentiamo: non facciamo vincere il sistema generalista!