Che ne dici, caro lettore, tu potresti essere ammesso ad Agartha?
Se avete capito a cosa mi sto riferendo, avete molto tempo libero e passate decisamente troppo tempo sui social network; se invece, come è più probabile, pensate che io stia impazzendo, sta per arrivare una sommaria spiegazione.
Questo meme, come annunciato, è il prodotto di una generazione che ha molto tempo libero, usato anche per dare vita all’universo di Agartha. Agartha, in realtà, non è un nome nuovo nella cultura umana. Già nel XIX secolo alcuni scrittori, tra cui lo statunitense Willis George Emerson, scrissero diverse opere letterarie ambientate nel leggendario regno di Agartha (o Agarthi), situato al centro della Terra, nel quale vive una sviluppatissima società di individui dai tratti soprannaturali.

L’esoterismo nazista
Ma Agartha non è solo un soggetto per opere di fantascienza: un concetto simile esiste pure negli scritti sacri della religione buddista, e nel corso del XX secolo questo mitico regno al centro della Terra cava è diventato un popolare soggetto negli ambienti dell’esoterismo. Esoterismo nazista, per essere precisi.
Anche se è un argomento poco studiato, il regime nazista in Germania fu particolarmente coinvolto nello studio dell’occulto, e tra gli storici ancora si dibatte su quanto queste pratiche e credenze abbiano effettivamente influenzato i gerarchi dell’entourage di Hitler; soprattutto lo sciroccatissimo Himmler, comandante supremo delle SS, che pare fosse ossessionato da questi miti al punto da creare addirittura una squadra speciale dedita proprio a cercare le prove archeologiche dell’esistenza della razza ariana.
Dove vogliamo andare a parare? Immagino lo abbiate capito. La propaganda nazista, infatti, ebbe gioco facile nell’affermare che Agartha è chiaramente la patria degli uomini dagli occhi azzurri e dai capelli biondi con poteri soprannaturali dotati di una tecnologia avanzatissima, situata al centro della Terra. Teorie alquanto bizzarre, senza dubbio, che però riscossero un certo successo negli ambienti più radicali del pensiero nazionalsocialista.
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Agartha e sui social media
Ed eccoci nell’anno del Signore 2025. Il regno di Agartha, infatti, è tornato alla ribalta sotto forma di trend social particolarmente popolare, perlomeno tra i disgraziati con un algoritmo abbastanza rovinato da trovare queste perle nel proprio feed.
Forse, infatti, vi è capitato o vi capiterà di trovare, tra un video di un gattino che gioca e un video di cucina, un contenuto multimediale che inizia con la foto di un personaggio famoso, ad esempio un buon Charlie Kirk (altro fenomeno mediatico di cui non ho intenzione di parlare qui), con i capelli biondi e due occhioni azzurro ghiaccio mentre sullo sfondo campeggia una città vagamente futuristica.
Da lì la situazione precipita, in un susseguirsi di immagini tra le più svariate, con colori accesi e un simbolismo noto solo ad un nicchia di utenti con troppo tempo libero da passare nelle profondità del web. Il tutto sulle note della canzone Down Under, singolo del gruppo australiano Men at Work pubblicato nel 1981.
“Down under”, letteralmente “giù di sotto” è un termine colloquiale e ironico che gli inglesi utilizzano per riferirsi generalmente alle terre dell’Oceania, data la loro posizione geografica. E così, i Men at Work ripresero questo termine come titolo per la loro celebre canzone, che, nonostante il testo criptico e all’apparenza innocente, è generalmente interpretata come una critica velata alla società australiana della loro epoca.
Quindi, in breve, nel caso l’aveste intuito confermo i vostri sospetti. La “terra giù di sotto”, in questi simpatici contenuti social è da identificarsi proprio con Agartha.
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I rapporti con l’estrema destra
Tutto molto divertente, direte voi. Peccato che, in molti casi, questi contenuti siano diffusi da profili vagamente riconducibili ai molti ambienti di estrema destra che si annidano negli abissi del mondo digitale, i quali probabilmente hanno subìto una certa influenza proprio da quell’esoterismo nazista di cui sopra. D’altronde, i riferimenti alla presunta civiltà ariana sono evidenti in questi meme, spesso accompagnati dal dubbio se il personaggio rappresentato sia o meno ammissibile nel regno di Agartha.
Ora, parliamoci chiaro: non sto dicendo che chiunque abbia pubblicato un video su una qualsiasi piattaforma più o meno assimilabile alla teoria della terra cava sia un pericoloso sobillatore neonazista. Però, è indubbio che contenuti di questo tipo, seppur non presi sul serio, stanno riscuotendo un certo successo proprio tra un pubblico che si riconosce generalmente nella destra dello spettro politico.
Ah, il rapporto tra ultradestra su internet e i meme… come vogliamo chiamarli? Strani?
Permettetemi solo un momento per ricordare con nostalgia quando, nel lontano 2016, una rete di simpatici perditempo dediti a seminare odio in occasione della campagna elettorale per le elezioni presidenziali USA, crearono il leggendario meme attorno a Pepe the Frog, una rana antropomorfa verde, una quasi divinità venerata nello stato fittizio del Kekistan.
Cosa diavolo sto dicendo? Non lo so. Erano altri tempi, nei quali io ero troppo giovane per seguire il dibattito pubblico. Ma sappiate che, come oggi accade con Agartha, all’epoca avreste rischiato di trovare una cosa verde associata a teorie del complotto neonaziste. Viviamo in un mondo magnifico.
Colgo l’occasione anche per citare il mitologico Nick Fuentes, storico esponente della alt-right, la destra alternativa, sempre pronto a mettersi di fronte ad una telecamera per insultare all’occasione neri, ebrei, donne, o qualche altra categoria sociale, regalandoci però altrettanti meme a volte sorprendentemente divertenti.
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La questione Kekistan
Infine, un altro momento di raccoglimento per ricordare quando, nel 2018, un disgraziatissimo giovanotto si recò ad un comizio di Salvini con la bandiera del già citato Kekistan, uno stato fittizio nato sempre in questi ambienti, come accennato prima. Piccolo problema: suddetta bandiera è spudoratamente disegnata sul modello della svastica nazista; cambia il colore, cambia ovviamente la forma, ma l’ispirazione è evidente a chiunque.
Direi che ci siamo capiti adesso. Sì, questa è la bandiera del Kekistan.
In conclusione, quella performance al comizio di Salvini mandò in crisi l’intera galassia dell’editoria italiana, con tutte le principali testate concordi nel denunciare il “pericolo nazismo” tra i seguaci del leader leghista. Salvo poi, dopo qualche giorno, constatare che si era trattato di una burla nata oltreoceano e diffusa da un manipolo di scappati di casa attraverso i social, senza dunque un particolare collegamento con l’elettore italiano medio.
E voi, quindi, venite dalla land down under?
