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Tra i due litiganti, Renzi gode

di Simone Nervi
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Renzi - Silvia Salis

Non ci voleva molto per capire che quel caravanserraglio chiamato “campo largo” ci avrebbe messo meno di un secondo a scannarsi per decidere il suo leader e il fatto che non sia stato ancora nominato, tra l’altro, la dice lunga sul senso di responsabilità di questa coalizione.

Con Cric e Croc (Bonelli e Fratoianni, se non si fosse capito) fuori dai giochi per ragioni di numeri e +Europa che deve ancora decidere da che parte stare, la corsa per il primo premio sembra un’agguerrita lotta di dichiarazioni, controdichiarazioni, interviste e controinterviste fra Elly Schlein e Giuseppe Conte.

Ovviamente fra i due non c’è partita: da una parte un carismatico ex Presidente del Consiglio e professore universitario, dall’altra una rappresentante di classe. Immediatamente dopo il referendum, le primarie progressiste sembravano prossime e già s’intravedeva dietro l’orizzonte un terzo governo Conte, seppur con alcuni brontolii tra le file del PD.

Ma ecco che, nell’entusiasmo generale, spunta dal nulla il full di re che i due litiganti si erano dimenticati di contare: Matteo Renzi.

Matteo Renzi
Matteo Renzi che indica il suo idolo (Foto: La Stampa)

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Intrallazzi renziani a Genova e dintorni

Il caro e vecchio Matteo sa bene che senza il suo partitucolo il campolargo non vince neanche nel ’27 e questo lo rende libero di fare il riformista in una coalizione che i centristi come lui li considera peggio della destra. L’ultimo magheggio renziano riguarda proprio le primarie, per le quali l’ex PDC è riuscito a tirare fuori dal cilindro una carta molto scomoda per Schlein e Conte: la sindaca di Genova Silvia Salis.

In un’intervista, Matteo Renzi ribadisce la solita teoria delle quattro gambe: il campo largo è un tavolo che ha bisogno di PD, M5S, AVS e, infine, di un’area più centrale. Spera che oltre a Schlein e Conte partecipi alle primarie anche Salis, probabilmente proprio in rappresentanza di quest’ala riformista.

Dinanzi a questo nuovo volto, i dinosauri piddini si sono subito attivati per fare ciò che viene loro meglio: parlare senza dire nulla. Ed ecco quindi Franceschini al Corriere che indica la sindaca come “uno dei leader di primo piano del nostro campo nei prossimi anni“, per poi sottolineare che “nello statuto c’è scritto che è il segretario il candidato“.

Ci verrebbe da sottolineare che in Italia il Presidente del Consiglio non viene nominato dal popolo e nemmeno dai partiti, ma è una prerogativa che spetta al Presidente della Repubblica. Fare le primarie per decidere chi sarà premier, dunque, non è solo un ottimo modo del campo largo per mostrare tutte le sue discordie, ma è pure anticostituzionale. Francamente ci saremmo aspettati un maggior riguardo per la costituzione, specialmente da coloro che la sbandierano ogni giorno fino alla nausea.

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Appena spuntato il suo nome, Salis aveva subito affermato di voler terminare il mandato a Genova, dicendosi pure contraria alle primarie, perchè divisive.

Sembra che negli ultimi giorni, invece, ci abbia ripensato: dopo aver assunto il ruolo di “anti-Meloni” grazie al Guardian e a Bloomberg, la sindaca “si racconta” a Vanity Fair ed è già programmata per il 26 aprile a Che Tempo Che Fa di Fabio Fazio. Come se non bastasse, sta già preparando un suo libro-manifesto in uscita dopo l’estate, proprio quando il campo largo starà litigando sul programma comune.

Per ora sono solo ipotesi, ma che questa improvvisa e travolgente notorietà sia frutto di retroscena renziani è altamente probabile.

Renzi - Silvia Salis
Copertina Vanity Fair

Cosa Matteo abbia in mente, però, non è dato saperlo. Con tutta probabilità spera davvero nella vittoria della sindaca alle primarie, in modo da dare più ossigeno all’area riformista. Forse, invece, vuole solo creare un po’ di scompiglio per un qualche tipo di guadagno personale.

Una cosa, però è certa: quando Renzi ha il raffreddore, tutt’Italia starnutisce.

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