Lo scorso 22 febbraio, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini ha ricondiviso sul proprio profilo Instagram un video realizzato e pubblicato da Antonio Dikele Distefano. Facciamo un passo indietro.
Chi è Antonio Dikele Distefano
Antonio Dikele Distefano è un regista, scrittore e produttore discografico italiano originario dell’Angola. Nel nostro Paese è diventato famoso soprattutto per aver fondato Esse Magazine, al secolo Sto Magazine, il media digitale di riferimento per la cultura rap in Italia.

Nel tempo poi si è mosso parlando non solo di musica ma cercando di portare la sua identità nella sua interezza, realizzando un film per Amazon Prime Video, sceneggiando una serie tv per Netflix e scrivendo diversi romanzi. Venendo all’attualità, ha ridimensionato la sua carriera da giornalista musicale per dare spazio a una comunicazione sui social più diretta e sincera, trattando temi come le relazioni personali, la società, il razzismo e alcune sue esperienze di vita.
Il “legame” tra Salvini e Dikele
Proprio gli ultimi due temi sono protagonisti del video condiviso negli ultimi giorni da Salvini. Il concetto espresso trascende la storia del padre di Antonio, che, venendo in Italia circa 30 anni fa, decise sin da subito di integrarsi senza troppi problemi. A detta del figlio, il padre ha portato con sé speranze per una vita migliore, che poi ha trovato in Italia. Seguendo attentamente il video, capiamo come Dikele voglia far capire come i sacrifici della sua famiglia l’abbiano reso una persona migliore.
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Si va quindi a toccare il tema del lavoro, che viene affrontato in maniera lucida, presentando una realtà fin troppo comune, ossia quella dello sfruttamento e della tentazione di delinquere per sfamare la propria famiglia. Nel caso non si fosse capito, suo padre ha scelto la prima opzione, dimostrandosi un cittadino modello e cercando di abbattere ogni stereotipo che ancora ad oggi gli italiani più tradizionalisti hanno nei confronti degli stranieri. Antonio, cresciuto con questa mentalità, ha seguito le orme del padre: pur avendo scelto la strada dei lavori più intellettuali, il suo interesse è quello di combattere il razzismo.
Cortocircuito
C’è però un primo equivoco: con queste parole sembra quasi che Dikele voglia legittimare quel lavoro che nessun italiano vuole fare, che sa di fatica, sfruttamento e umiliazione. Un lavoro che ad oggi non è ancora legalizzato nel senso più ampio del termine e che fa leva sul bisogno dello straniero di guadagnarsi da vivere. Un lavoro che viene spacciato come integrazione ma che è solo l’ennesima falla nel nostro sistema.
Il secondo cortocircuito vede protagonista il nostro caro Ministro dei trasporti: l’identikit di Distefano non coincide troppo con l’idea dello straniero che ha Salvini. Da anni Salvini fa leva in maniera accentuata sul grande problema dell’immigrazione, innestando nei suoi elettori questa idea di odio che si può riassumere nella famosa frase “che tornassero a casa loro”, trovando terreno fertile.
Ora invece, uno di quelli che in passato avrebbe bollato come un “straniero che viene a rubare il lavoro” gli può tornare utile per cercare di narrare un’integrazione che ad oggi vacilla, che vede ancora lo straniero come diverso e quindi pericoloso. Questa è dunque propaganda di basso livello, che vuole mostrare solo un lato del complesso tessuto sociale in cui oggi viviamo e in cui oggi vivono gli stranieri, ma d’altronde non è una novità.
Propaganda e integrazione
Antonio Dikele Distefano ha poi richiesto la rimozione di questo video dal profilo del Ministro, dissociandosi completamente dalla sua figura.
Quello che ci insegna questa questione è che la narrazione sbagliata di una situazione complessa aiuta a far dilagare l’ignoranza, oltre che a legittimare certi angoli di non vita.
Concludo citando una frase di Guè, tratta dalla canzone “Lunedì blu”, con Salmo, contenuta nel disco “GVESVS”:
Integrazione è solo quando uno straniero segna un goal
Non lo pensi davvero, l’importante è che ci scrivi un post