In questi giorni è stata diffusa la notizia di un ritrovamento eccezionale: un papiro contenente alcuni versi dell’Iliade nel sito archeologico di Al Bahnasa (corrispondente all’antica Ossirinco, 190 km a sud del Cairo). In particolare, il frammento è stato trovato posizionato sull’addome di una mummia del IV d.C. (epoca romana), confezionato e sigillato come parte del rituale di imbalsamazione.
La scoperta è parte della missione archeologica di Oxyrhynchus, condotta tra novembre e dicembre 2025 come parte di un progetto dell’Università di Barcellona, attiva in questo sito dal 1992. Non a caso, proprio in questa zona tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo sono stati ritrovati i famosi papiri di Ossirinco: si tratta di una raccolta di frammenti manoscritti per lo più in greco, risalente al I-VI d.C. e contenente documenti di natura pubblica e privata.

A ogni modo, la mummia è stata rinvenuta all’interno della tomba 65, considerata un insieme funerario di rilievo. Infatti, le mummie qui presenti sono avvolte da bende di lino con decorazioni geometriche e colori vivaci. Inoltre, tre mummie portano in bocca una lamina d’oro, e un’altra mummia una lamina di rame: si tratta di amuleti funerari tipici dell’Egitto romano, posti nelle tombe per permettere al defunto di parlare con il dio Osiride nell’aldilà. Infine, su alcune mummie è stata ritrovata una foglia d’oro, che potrebbe rivelarne l’appartenenza a una classe benestante.
Prima di spiegare il motivo per cui questa scoperta è stata definita dagli esperti come senza precedenti nella storia dell’archeologia, bisogna chiarire alcuni punti. Innanzitutto, in questi giorni la mummia in questione è stata spesso definita semplicemente “egizia”. In realtà, essa risale al IV d.C., quando ormai l’Egitto era una provincia romana: il defunto apparteneva dunque a una società che riceveva molti influssi da vari popoli. La città di Ossirinco, inoltre, era particolarmente cosmopolita e il greco era la lingua dell’élite aristocratica. Si può dunque concludere che ai tempi le tecniche funerarie combinassero sia la tradizione faraonica sia l’identità culturale greco-romana.
Di quale frammento dell’Iliade si tratta?
Se il greco era una lingua ben nota agli aristocratici di Ossirinco, così anche Omero non poteva che essere un autore di riferimento. Il defunto, probabilmente un benestante con una certa cultura ellenistica, porta sull’addome un frammento del celebre “Catalogo delle navi”, nel II libro dell’Iliade (riconosciuto dalla papirologa Leah Mascia e il linguista Ignasi-Xavier Adiego).
Il passo citato descrive i contingenti greci che raggiungono la città di Troia: è un elenco di 29 contingenti, 46 comandanti, per un totale di 1186 navi. Omero per ogni gruppo indica la discendenza eroica del capo, aggiungendo epiteti legati alla provenienza geografica. Il Catalogo delle navi è quindi diventato, oltre che un elenco militare, un’enciclopedia geografica e genealogica dei popoli greci che avrebbero partecipato alla prima guerra panellenica. Infatti, quasi tutti i riferimenti geografici di Omero sono stati identificati come centri davvero esistiti del mondo miceneo.
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Eccoci, dunque, alla domanda più interessante: perché si tratta di una scoperta unica? Infatti, la pratica di accompagnare i defunti con testi scritti risaliva a tempi ancora più antichi. Tuttavia, si è sempre trattato di testi rituali o magici, mai di un testo letterario. Questo rinvenimento è unico perché per la prima volta è stato portato alla luce un corpo che ha ritenuto degno di portare con sé nell’aldilà un contenuto puramente letterario. Non è stato quindi uno scarto finito lì per caso, ma una scelta consapevole.
Le ipotesi sul collocamento del frammento sono varie: alcuni ritengono che questo possa rivestire una funzione protettiva, simile quindi a quella dei testi rituali; per altri, invece, testimonierebbe lo status culturale del defunto, e quindi un’espressione di identità legata alla tradizione letteraria greca.
Gli esperti stanno lavorando con tecniche avanzate per decifrare ogni dettaglio e ricostruire la circolazione del testo. Al di là di ogni ipotesi, questo ritrovamento aggiunge e conferma tanti aspetti affascinanti del mondo antico. Innanzitutto, testimonia come l’epica omerica fosse letta e interpretata anche in luoghi lontani dai grandi centri come Alessandria; ancora, consolida il potere della parola scritta e dimostra quanto le civiltà antiche fossero interconnesse.
3 commenti
Molto interessante e ben scritto
Bellissimo articolo. Molto interessante!
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