Home PoliticaLa giustizia fra Trump e Meloni: come i giudici spaventano governi disfunzionali

La giustizia fra Trump e Meloni: come i giudici spaventano governi disfunzionali

di Alessandro Morandi
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Il 20 febbraio 2026 la Corte Suprema degli USA ha bloccato i dazi di Trump, privandolo della sua principale arma economica in politica estera: tra crisi economica e instabilità nei rapporti con gli alleati, si è finalmente capito che l’isolazionismo puro in un mondo iper-globalizzato non può funzionare, e la SCOTUS, pur avendo una maggioranza conservatrice, si è espressa contro il presidente.

Il Palazzo della Corte suprema degli Stati Uniti d’America (Fonte: Wikipedia)

Nello stesso identico periodo in Italia si è ingigantita la campagna del governo per il nuovo referendum sulla giustizia, con continui attacchi alla magistratura, tanto che lo stesso Mattarella ha dovuto presenziare a una riunione del CSM per ricordare a tutti che non è tollerabile denigrare in questo modo cariche costituzionali (consiglio purtroppo non ascoltato).

Trump e Meloni: la stessa idea di giustizia

Le narrazioni di questi 2 governi indicano molto chiaramente un pattern riconoscibile: quando qualcosa va male (e di questi tempi, va male praticamente tutto) bisogna subito trovare un colpevole su cui scaricare la colpa. Prima per Trump erano gli Antifa, mentre per Meloni i manifestanti e i centri sociali; poi, quando si sono accorti che non sono loro a prendere le decisioni, si sono rivolti contro i giudici: li hanno accusati di essere politicizzati, di odiare il loro paese, di voler andare sempre contro le loro decisioni.

Sia ben chiaro: sia Meloni che Trump sono perfettamente consapevoli che i giudici applicano la legge, non la decidono; e sono altrettanto consapevoli che le loro manovre, i loro piani infrastrutturali e le loro riforme o non sono legali, o non lo sono del tutto. Ma necessitano di avere qualcuno da accusare, qualcuno su cui far ricadere la colpa, in un momento storico in cui nessun politico si assume davvero le sue responsabilità quando governa.

La “magistratura rossa”, così come i “radical leftist judges”, diventano così il capro espiatorio non solo del governo, ma anche degli elettori, che nell’affanno di dover difendere il nulla assoluto raggiunto dai propri partiti, iniziano ad urlare contro chi detiene un “potere” che non comprendono: dire ad un giudice che è colpa sua perché ha raggiunto una sentenza conforme alla legge non ha alcun senso; se credete che ci sia un problema con la legge, dovete andare da chi fa la legge, non da chi la applica, e (notizia sconvolgente!) questi ultimi sono proprio quei governanti che avete eletto.

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Purtroppo, un ragionamento troppo complicato per chi viene nutrito di pane e propaganda, e non per colpa sua, ma per chi gliela fornisce. Siamo arrivati al punto in cui un viceministro, al posto di fare il suo lavoro di Ministro delle Infrastrutture, decide di condividere nome e cognome di un giudice che ha emesso una sentenza a suo giudizio sbagliata, riguardo ad un caso su cui però lui non aveva né competenza, né conoscenza.

E la condivisione tra l’altro non è stata fatta propriamente ad un club di intellettuali, che si sarebbe riunito a discutere dell’errata filosofia dei servizi di assistenza sociale, ma ad un gruppo di persone che ogni anno si riunisce dipinto di verde (chissà se è questa l’alienazione marxiana) e munito di elmetti e scudi vichinghi per urlare al vento il proprio odio verso il diverso.

Naturalmente però la magistratura e i giudici smettono di essere “zecche rosse” e “woke” quando assolvono lo stesso viceministro dal reato di sequestro di persona, o quando approvano il progetto dell’”Alligator Alcatraz”.

Trump
Alligator Alcatraz (Fonte: Amnesty International)

Sono nemici dello Stato solo quando conviene, insomma. In un mondo che non funziona più per status, ma per categorie, quella del giudice è sicuramente una strana posizione: ogni giorno possono essere insultati e minacciati, o ringraziati ed approvati, in base alla legge che un loro collega a centinaia di chilometri di distanza ha scelto di applicare.

Forse, e dico forse, sarebbe ora di finirla di votare gente non che sbaglia, attenzione, questo è umano e succede a tutti; ma che quando sbaglia accusa altre istituzioni di volergli mettere i bastoni fra le ruote, perfettamente consapevoli di non poter applicare certi decreti e decisioni.

Forse, e dico davvero, bisognerebbe smetterla di votare gente che crede di poter essere sopra ad una legge che è, e dovrebbe sempre essere, uguale per tutti.

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