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Marty Supreme: all’inseguimento di un sogno

di Sara Indino
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Il 22 gennaio è giunto finalmente nelle sale italiane l’ultimo progetto cinematografico di Josh Safdie: Marty Supreme. Ci ritroviamo dinanzi ad un film capace di tenere lo spettatore incollato allo schermo, costringendo lo sguardo a correre con la stessa frenesia di Marty, un ragazzo arrogante, narcisista oltre che megalomane; un antagonista con i fiocchi per il quale, inspiegabilmente, ci si ritrova a fare il tifo con il fiato sospeso.

Quello che inizialmente poteva sembrare un classico film sullo sport si è rivelato però qualcosa di più: con Marty Mauser non ci si limita a raccontare una passione e un talento del tennis da tavolo ma ci si sporge ancor di più affrontando l’ossessione, il desiderio e l’ostentazione da essi derivati. Si ritorna così a parlare di un tema già discusso nel cinema: il grande sogno americano, rielaborato questa volta attraverso un personaggio profondamente diverso e distante dai canonici protagonisti del genere. Non si parla di resilienza come nel caso di Rocky Balboa, bensì della volontà di sentirsi superiori, di voler essere riconosciuti e tratti come tali per raggiungere quella che prima di tutto appare come una redenzione personale.

La colonna sonora che accompagna la scalata verso il successo di Marty Mauser è poi costituita da una serie di canzoni iconiche degli anni ’70 e ’80 che, sebbene non siano contemporanee agli eventi narrati, si legano perfettamente al suo personaggio, parlando di eterna giovinezza e della capacità di sognare.

Marty Supreme in una scena del film
Chalamet in una scena del film (Foto: Wikipedia)

Timothée in Marty Supreme

Chalamet, ancora una volta, dimostra al pubblico le proprie capacità e la sua estrema versatilità, in questo caso non fermandosi alla semplice interpretazione ma divenendo parte integrante della pellicola: in Marty si percepiscono difatti la grinta e la forte convinzione espressa dallo stesso attore nel corso delle interviste rilasciate durante il press tour. Oltre a ciò, in determinate scene, si possono cogliere movenze similari e perfino la sua stessa camminata dai passi ampi, questo perché non ci troviamo di fronte ad un ruolo freddo e predefinito, ma ad un caso esemplare in cui quest’ultimo viene cucito alla perfezione sullo stesso attore.

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Nel cast troviamo poi Gwyneth Paltrow, Tyler, The Creator, Fran Drescher ed una stupefacente Odessa A’Zion che con il ruolo di Rachel è stata capace di lasciare gli spettatori a bocca aperta nei momenti in cui la tensione raggiungeva il suo apice, aggiudicandosi così la sua prima nomination ai BAFTA come migliore attrice non protagonista.

Soffermandosi sugli aspetti più tecnici, appare inevitabile sottolineare l’ottimo equilibrio tra le scene prettamente dialogiche e quelle più caotiche: da un lato riprese movimentate che seguono il personaggio, dall’altro piani più statici con la macchina da presa, un metodo caratteristico del regista che gli consente di non alterare mai il ritmo della narrazione.

Con ben nove nomination agli Oscar, Marty Supreme ha tutte le carte in regola non solo per essere riconosciuto come uno dei film migliori dell’anno appena iniziato, ma anche per lasciare un segno duraturo nel pubblico, lo stesso che, affascinato e provocato da un personaggio controverso, si ritrova ancora una volta a credere nei propri obiettivi, nella speranza di poter un giorno scovare dentro di sé almeno una briciola del coraggio di Marty per provare a raggiungerli, per poter finalmente sognare in grande.

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