Home Cinema e Serie TVStranger Things 5: un ultimo elogio agli anni ‘80 e ‘90

Stranger Things 5: un ultimo elogio agli anni ‘80 e ‘90

di Sara Indino
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Con questa quinta ed ultima stagione di Stranger Things i fratelli Duffer hanno chiuso un grande cerchio, una storia che ha accompagnato una generazione di adolescenti la quale ha avuto l’opportunità di crescere assieme ai protagonisti di questa serie, ritrovandosi ed immedesimandosi in essi.

Stranger Things Netflix
Locandina della serie (Foto: Netflix)

Sono passati ormai 9 anni dai primi episodi, dalla fatidica scomparsa di Will Byers a Hawkins e dall’altrettanto inspiegabile apparizione di Undici, una ragazza dai poteri soprannaturali fuggita dai laboratori della cittadina, gli stessi che da tempo portano avanti esperimenti segreti su dei bambini con l’obiettivo di migliorarne le capacità psichiche, causando però la creazione di varchi interdimensionali con un universo parallelo nel corso del progetto.

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Da allora il gruppo si è ampliato: se inizialmente formato da soli 3 ragazzi desiderosi di ritrovare il proprio amico, con il passare delle stagioni diversi personaggi si sono uniti alla lotta contro le creature sfuggite dal cosiddetto Sottosopra, giungendo ora alla resa dei conti, nel tentativo di salvare il mondo reale da un’imminente distruzione.

Stranger Things dinanzi alla critica

Come già visto in passato con altre serie tv, questo finale riscontrerà inevitabilmente opinioni contrastanti; Stranger things ha da sempre abituato i propri spettatori a momenti di tranquillità effimeri, destinati a non durare, motivo per il quale a molti di questi è apparso quasi assurdo assistere, nel corso degli ultimi quaranta minuti dell’episodio, a scene di quella che sembra essere una realtà luminosa, serena, distante da mostri ed oscurità.

Il tutto sembra richiamare le scene conclusive dei classici film anni ‘80 e ‘90, così fortemente distaccate dalle vicende antecedenti: tutto è calmo, la maggior parte dei personaggi sembrano aver chiuso definitivamente con il proprio passato e ciò fa storcere il naso al pubblico che forse non è ancora pronto ad accettare di doverli salutare per l’ultima volta.

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Ciononostante, l’ottavo episodio di questa stagione, della durata di circa due ore, appare piuttosto sbrigativo, quasi come se ci fosse la necessità di mettere rapidamente un punto alla storia. La grande battaglia finale viene difatti ridotta a pochi minuti, forse senza dare allo spettatore il tempo di apprezzare appieno il Mind Flayer, la terribile creatura umanoide che vediamo per la prima volta nella sua vera forma corporea, anche se solo per brevi sequenze.

Restano così numerose domande senza una reale risposta, nodi narrativi probabilmente trascurati che, tuttavia, perdono parte della loro importanza di fronte alla decisione degli autori di lasciare allo spettatore la libertà di scegliere il finale che preferisce; optando quindi per un finale aperto e fortemente nostalgico in cui i protagonisti salutano con un ultima partita a Dungeons & Dragons quel seminterrato ricco di ricordi, cedendolo simbolicamente a una nuova generazione di ragazzi pronta a crearne di nuovi.

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