La situazione a sinistra sembra essere analoga a quella di destra: buoni propositi ma con un rischio molto alto. Il blocco AVS-5STELLE-PD sarà, in questi mesi, messo a dura prova. Oltre al disastro di Napoli, dove assieme alle contestazioni l’asse “Schlein-Conte” con Bonelli e Fratoianni ad accompagnare (e Bonaccini in sottofondo) si è contraddetto in maniera importante, rilevanti sono le diverse posizioni su Ucraina e priorità della coalizione.
Schlein, scettica sulle primarie, dice: “L’italia ripudia la guerra, basta con le guerre illegali di Trump, Nethanyau e Putin che vogliono riscrivere il diritto internazionale“; sulla stessa linea Bonaccini, che afferma “Non lasceremo mai l’Ucraina da sola”. L’alleato Conte, invece, conferma la sua volontà di primarie mentre sull’Ucraina così si esprime: “Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti”.
Intanto anche Bonelli dice la sua: ”Non pensiamo il tema sia quello della leadership, che poi andrà affrontato […] bisogna creare una coalizione democratica progressista ed ecologista […] prevediamo a Settembre l’inizio della stesura di un programma che, per Alleanza Verdi Sinistra, dovrà essere chiuso per Novembre”.
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Il centro-sinistra fra centro e sinistra
C’è un’altra situazione da dover prendere in considerazione: quella dei riformisti del PD, che sembrano essere sempre più in bilico. Il primo elemento di frattura c’è stato con Conte sull’Ucraina e sul tema del riarmo: “Siamo sotto attacco perché contrari a questo folle riarmo. I progressisti non possono proporre la stessa linea di riarmo di FDI” pontifica il leader del Movimento.
“Leggo che sull’Ucraina la linea dei progressisti non può essere quella di FDI, rispondo che certo non può essere quella di Vannacci, che per altro è uguale a quella del M5S” risponde il riformista Filippo Sensi affiancato dall’ex Ministro della difesa Guerini: “Se volessi fare polemica sarebbe molto facile rispondere citando ad esempio la dichiarazione finale del summit Nato di Londra nel dicembre del 2019 firmata anche da Conte, allora premier italiano, in cui si diceva che ‘le azioni aggressive della Russia costituiscono una minaccia alla sicurezza euro-atlantica‘”.

Un’altra crepa sorge direttamente con Schlein per una lettera-appello sui fondi SAFE dell’UE e sullo stop al diritto di veto firmata da tutta la nomenclatura riformista: Alfredo Bazoli, Nicola Carè, Graziano Delrio, Piero Fassino, Giorgio Gori, Lorenzo Guerini, Roberto Montanari, Simona Malpezzi, Virginio Merola, Lia Quartapelle, Filippo Sensi, Walter Verini e Sandra Zampa.
Questi scrivono: “Più spesa per la sicurezza non significa meno welfare. Con la creazione del fondo Safe l’Europa dice proprio questo: fondi comuni aggiuntivi per aumentare la difesa senza tagliare il welfare“.
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Una fragile convivenza
Secondo un’analisi del sociologo Paolo Natale pubblicata sul Sole 24 Ore, il 41% degli elettori del M5S dichiara di avere fiducia in Elly Schlein, mentre solo il 32% degli elettori del PD esprime un giudizio positivo su Giuseppe Conte. Un dato che evidenzia come il rapporto tra le due basi elettorali resti ancora asimmetrico con il rischio di non raggiungere i numeri necessari per formare un governo, anche con un programma in comune.
Campo largo, ma quanto?
Bisognerà anche capire quanto si allargherà verso il centro questo campo largo. Per quanto riguarda +Europa la lotta è tutta interna: il segretario Riccardo Magi sembra fortemente convinto di una futura collaborazione con la sinistra mentre Il 28 maggio 2026 il presidente di +Europa Matteo Hallissey e l’ex segretario Benedetto Della Vedova hanno auto-occupato la sede nazionale del partito a Roma.

La clamorosa protesta interna mirava a sfidare il segretario in carica Riccardo Magi per forzare la convocazione delle elezioni interne anticipate prima delle prossime politiche.
Sul fronte di Italia Viva sarà necessario, per l’ennesima volta, provare a capire cosa ha intenzione di fare Matteo “Kraken” Renzi. Maria Elena Boschi ha affermato la volontà di Italia Viva – Casa Riformista di aderire al centro-sinistra e l’ex PDC ha ribadito quanto sia importante la sua presenza dato che senza una parte progressista e centrista il campo largo perderà le elezioni.
Sappiamo però che sicuramente Giuseppe Conte non sarebbe molto contento di dover condividere un’altra esperienza di governo proprio con l’artefice della sua caduta.

Ci sarà poi da discutere la patrimoniale, la posizione in merito al conflitto Israelo-Palestinese, la guerra in Ucraina, lo sviluppo dell’energia nucleare, gli stessi partiti che verranno inclusi nel campo e la decisione su un futuro leader.
Punti, questi, che gli addetti ai lavori non potranno più rimandare.
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