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L’Odissea di Nolan

di Chiara Belotti
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odissea Nolan

Dal 16 luglio l’“Odissea” di Christopher Nolan è visibile in tutte le sale cinematografiche italiane. Nelle quasi tre ore di film, il regista britannico ha portato in scena la storia di Ulisse: dopo dieci anni di guerra a Troia, il re di Itaca conduce l’esercito greco alla vittoria grazie allo stratagemma del cavallo di legno. Nell’ “Odissea” si narra quindi il viaggio di ritorno dell’eroe, che deve aspettare altri dieci anni prima di rivedere la sua amata patria.

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Locandina del film (Foto: lostincinema)

La narrazione non segue i 24 libri dell’Odissea originaria. Nolan ha deciso infatti di organizzare il film su tre piani: la navigazione e il ritorno di Ulisse, la situazione alla corte di Itaca in assenza del suo re e i flashback della guerra di Troia. Ho trovato questa scansione delle scene armonica e tale da consentire un’immersione totale nell’insieme delle vicende.

Questo è stato sicuramente garantito anche dalle tecniche di ripresa: l’“Odissea” di Nolan è infatti il primo lungometraggio a essere girato interamente con cineprese IMAX su pellicola 70 mm. Il regista è riuscito a elaborare una soluzione per attutire il suono e gestire le dimensioni di queste cineprese, tradizionalmente rumorose e ingombranti, così da permettere agli spettatori di sentirsi davvero parte del film. In Italia vi sono sale IMAX ma queste non raggiungono comunque il formato voluto da Nolan, disponibile in pochissime sale d’Europa.

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Christopher Nolan con una cinepresa Imax (Foto: Entrevue)

Nolan ha investito in questo film il budget più alto della sua carriera, pari a circa 250 milioni di dollari. Non a caso, chi va a vedere la trasposizione cinematografica del poema omerico (per di più nelle mani del regista di film quali “Interstellar” e “Inception”) si aspetta qualcosa di epico non solo nel senso etimologico del termine, ma anche e soprattutto nel suo significato di maestoso e memorabile. E questa è la prima aspettativa che Nolan ha soddisfatto tramite una serie di scelte.

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Gli attori dell’Odissea

Innanzitutto, è stato scelto un cast stellare: Tom Holland ha commosso nelle vesti di Telemaco, un ragazzo alla ricerca del padre e in procinto di entrare nell’età adulta mentre Robert Pattinson ha colto la meschinità del personaggio di Antinoo. Lupita Nyong’o ha interpretato una Elena tormentata e ferita. A parer mio, la performance più brillante e sorprendente appartiene ad Anne Hathaway nei panni di Penelope. L’attrice è riuscita a incarnare la profondità di un personaggio che porta in sé la responsabilità del ruolo di regina, l’amore per un uomo solo, il dolore dell’attesa infinita e un carattere astuto e risoluto.

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Anne Hathaway in una scena del film nei panni di Penelope (Foto: n3rdcore)

Un paragrafo a parte deve essere invece dedicato all’attore protagonista, Matt Damon. Egli ha dichiarato che tale incarico è stato il più impegnativo della sua carriera ed è facilmente comprensibile il motivo: Ulisse è un personaggio che ancora oggi continua ad affascinare perché non è solo un eroe. Il primo aggettivo con cui viene definito nel poema omerico è “πολύτροπος”, ossia “dalle molte astuzie, dall’ingegno multiforme”. L’intelligenza di Ulisse si rivolge infatti ai casi specifici, ai momenti presenti, e agisce attraverso stratagemmi.

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Matt Damon nelle vesti di Ulisse in una scena del film (Foto: Mymovies)

Grazie a queste doti, l’eroe tenta di portare a casa con sé anche i compagni: il senso di responsabilità è un suo tratto caratterizzante. Definirei l’Ulisse di Matt Damon non l’eroe astuto per eccellenza piuttosto un uomo che nella sua grande disperazione continua a mettersi in gioco. Nolan ha evidenziato anche le debolezze del personaggio (che comunque rimane brillante nelle sue azioni), mostrando un Ulisse leggermente diverso dal solito ma tale da avvicinarsi di più al pubblico.

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I luoghi, le scenografie e la musica

Un altro aspetto che ha reso il film epico è la scelta di località e ambientazioni reali. Nolan si è mosso con la sua squadra tra la Grecia, la Sicilia, le Eolie, l’Islanda, la Scozia… In luoghi come la grotta di Zeus in Grecia e Favignana si è davvero sentito l’eco delle vicende mitiche che risalgono a tremila anni fa.

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Una scena del film (Foto: n3rdcore)

Di pari passo con le località vanno le scenografie. Anche in questo caso Nolan ha lavorato allo scopo di ottenere un’esperienza il più realistica possibile: è stato davvero costruito un cavallo di Troia che fosse difficile da trasportare mentre Polifemo è un animatronic alto 6 metri e gli attori dei compagni di Ulisse hanno dovuto imparare a navigare e remare. A volte il realismo ha raggiunto anche toni davvero crudi: la maga Circe che trasforma i compagni di Ulisse in porci sfiora l’horror.

Per la colonna sonora, il compositore Ludwig Goransson (lo stesso di “Oppenheimer”) si è dedicato allo studio degli strumenti dell’antica Grecia: così sullo sfondo delle scene si sentono i suoni della lira e dell’aulòs, così come i “gong” di bronzo che rimandano all’età delle vicende.

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L’Odissea è ancora attuale

Nolan ha dichiarato che l’“Odissea” racconta verità umane universali e, di conseguenza, un suo obiettivo era rendere la narrazione il più attuale possibile. Sono convinta che il regista sia riuscito a rappresentare alcuni dei temi del poema e dei valori della società greca lasciando sempre spazio per una riflessione sul presente.

In primo luogo, nel film si sente tanto parlare di ospitalità. Gli antichi greci credevano infatti che dietro le spoglie di chi si presentava nelle loro case potesse sempre nascondersi un dio; essi quindi, secondo la legge dell’ospitalità di Zeus (la ξενία), erano soliti accogliere e trattare benevolmente chiunque. Se questa consuetudine appare tanto lontana, in realtà oggi potrebbe essere tradotta nel “tratta gli altri come vorresti essere trattato tu” ed è dunque un invito al rispetto e alla solidarietà.

Centrali sono sicuramente anche i temi della guerra e dello stress post-traumatico. La vittoria dei greci viene mostrata in minima parte. Resta infatti un esercito distrutto che per dieci anni ha subito e commesso orrendi crimini e che ha visto centinaia di soldati perdere la vita. Alcuni tornano a casa e trovano tutto quanto cambiato. I compagni di Ulisse non ascoltano più la loro ragione ma solo i loro istinti. Ulisse stesso è per lungo tempo logorato dalla responsabilità e dal senso di colpa. Con la guerra, insomma, gli uomini non distruggono solo gli altri, ma anche sé stessi. E questo messaggio non potrebbe essere più attuale.

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La presa di Troia in una scena del film (Foto: RollingStone)

Infine, l’“Odissea” è l’archetipo del νόστος, ossia del viaggio di ritorno. Nolan ha sicuramente investito molte risorse nel raffigurare il viaggiatore dell’età del bronzo, le sue modalità di spostamento e la sua mentalità. Tuttavia, il tema del viaggio va ben oltre la navigazione concreta di Ulisse verso Itaca. Significa accettare dei sacrifici, liberarsi progressivamente dei pesi opprimenti, ricercare la propria casa, le proprie origini, il proprio essere più profondo.

A questo punto, qualcuno potrebbe domandarsi se il film sia del tutto accurato e fedele al testo, e io risponderei di no. Non sono presenti diverse scene, come il dialogo tra Ulisse e Polifemo (il famoso stratagemma del “Nessuno!“), l’incontro tra l’eroe e la madre nell’Ade, la sosta presso i Feaci; Ulisse e i compagni, inoltre, si fermano da Circe un paio di giorni mentre nel testo originale vi rimangono per un anno circa.

Non mi scandalizzerei se in una rielaborazione che dura già tre ore si sono dovuti fare dei tagli. Ciò che importa è che Nolan è riuscito a conferire un tono epico al suo adattamento e credo anche a coinvolgere emotivamente il pubblico. La vista di Ulisse che cammina in mezzo alle acque cristalline dell’isola di Ogigia e la scena del suo riconoscimento sono da togliere il fiato.

Il regista afferma: “Odissea è una storia di ritorno a casa, di passaggio all’età adulta, di amore e morte, di perdita, di guerra” e in effetti troverete tutto questo se andrete a vedere il film al cinema.

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