L’11 novembre 2025 Vittorio Sgarbi appare dopo molto tempo in televisione nella trasmissione “Cinque Minuti” di Bruno Vespa. Nella breve intervista il critico d’arte presenta il proprio libro “Il cielo più vicino. La montagna nell’arte” con sguardo basso e voce affaticata, reduce da una forte depressione che l’ha portato pure in ospedale, facendo temere il peggio.
La preoccupazione del pubblico, abituato a vedere il professore sempre piuttosto focoso, soprattutto nei termini, ha raggiunto la figlia Evelina, che ha definito la partecipazione del padre alla puntata “uno spettacolo triste”.
Qualche giorno fa è giunta la lieta notizia dell’assoluzione di Sgarbi dall’accusa di furto di beni culturali, imputazione per la quale da diverse testate giornalistiche, se così si possono ancora definire, è stato subito considerato colpevole. Il verdetto d’innocenza, tuttavia, non può cancellare i terribili anni di gogna mediatica che lo hanno costretto a dimettersi da sottosegretario alla cultura il 13 febbraio 2024 e durante i quali ha sofferto di una terribile sindrome depressiva.
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Sgarbi sotto processo: quello vero e quello mediatico

Nel gennaio 2024 il professore viene indagato per il reato di furto di beni culturali: un dipinto scomparso dal castello di Buriasco nel 2013 sembrerebbe ricomparire, con alcune modifiche, a fine 2021 in una mostra curata dal critico d’arte. In ottobre, il celebre pittore Pasquale Frongia dichiara in un’intervista di avere realizzato egli stesso quelle modifiche ed una perizia dell’ICR, l’Istituto Centrale per il Restauro, afferma che le due opere, quella scomparsa e quella presentata da Sgarbi, sembrerebbero coincidere.
Il tutto viene riportato dai principali giornali: la macchina del giustizialismo, ancora più odioso quando sono i “paladini del garantismo” a perpetrarlo, si mette in moto. Tutti puntano il dito contro Sgarbi, bersaglio facile per via delle sue numerose controversie e della sua carica di sottosegretario alla cultura del governo Meloni, per la quale una parte politica si sente quasi legittimata a partecipare alla gogna di, ricordiamolo, un presunto innocente.
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Nel novembre 2025, nello stesso mese dell’intervista da Vespa, il GIP archivia l’accusa di autoriciclaggio insieme a quella di contraffazione di beni culturali e quattro mesi dopo il critico d’arte viene assolto per insufficienza di prove.
Il ruolo dei giornali
Per essere considerati giornalisti a tutti gli effetti è necessario superare un esame di Stato a Roma, passaggio obbligatorio per accedere all’albo e cominciare la propria carriera in una qualche redazione.
Il “Codice Deontologico“ è un elemento fondamentale nella vita professionale di un giornalista e visto che non si tratta di un lavoro come gli altri, ma di un vero e proprio quarto potere, necessita di regole ferree. All’interno del regolamento si trovano valori come “verità e correttezza“, “indipendenza e decoro“, “rettifica e rispetto“.
Interessante è “La carta dei doveri del giornalista“, promulgata dalla Federazione Nazionale della Stampa, dove compare uno dei princìpi più importanti: “Il giornalista rispetta sempre e comunque il diritto alla presunzione d’innocenza“.
Noi non abbiamo superato l’esame e perciò non siamo giornalisti professionisti. Tuttavia, scrivendo di ciò che ci interessa in questo strampalato sito, prestiamo la massima attenzione e cerchiamo, sicuramente non riuscendoci sempre, di rispettare quel codice.
Ma che futuro potrà avere questo mestiere se quelli che superano un esame senza rispettarne in seguito gli insegnamenti sono più considerati di coloro che, pur non avendo affrontato la prova, fanno di tutto per onorarli?
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