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Nick Fuentes: il nuovo volto dell’estrema destra americana

di Simone Nervi
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nick fuentes

Antisemita, razzista, sostenitore delle più disparate teorie del complotto, Nick Fuentes è diventato in poco tempo parecchio famoso negli Stati Uniti, con un supporto che cresce soprattutto fra il giovane elettorato repubblicano che, insoddisfatto dell’amministrazione Trump, non ha altra figura a cui rivolgersi.

Nick Fuentes in una manifestazione
Fuentes durante una manifestazione (Foto: splcenter.org)

Parecchia controversa è questa celeberrima clip del suo show in streaming su Rumble, le cui parole sono state definite dal New York Times la base della sua “ideologia”.

Ma come ha fatto un ragazzo ventisettenne di Chicago a diventare uno dei nuovi volti del panorama politico americano? Com’è possibile che uno dei tanti fenomeni del web sia divenuto un concreto punto di riferimento politico? Ma soprattutto, come hanno fatto gli statunitensi a cadere così in basso da partorire e sostenere in gran numero un personaggio del genere?

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Chi è Nick Fuentes?

Nicholas J Fuentes nasce nel ’98 a Chicago, Illinois; la città natale non è un dettaglio: le grandi delocalizzazioni dell’industria automobilistica e la crisi del crack degli anni ottanta hanno trasformato le grandi metropoli degli stati del midwest in lande desolate con un alto tasso di criminalità.

Il suo impegno e passione per la cosa pubblica inizia già al liceo, dove viene eletto rappresentante d’istituto, per poi divenire commentatore di notizie di attualità in una radio locale organizzata dalla stessa scuola. Le sue posizioni non sono ancora estremiste, vengono descritte come generalmente conservatrici, vicine al mainstream.

Si avvicina agli ambienti della destra radicale -che negli USA significa manifestare sventolando vessilli del Terzo Reich, non essendo reato, e bandiere confederate- a partire dal 2016, anno in cui Trump vince le elezioni presidenziali ribaltando tutti i pronostici.

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Inizialmente sostenitore di Trump, durante il suo primo mandato Fuentes si sposta verso posizioni più radicali fino a ripudiare completamente il Tycoon e il partito repubblicano, che definirà “guidato da ebrei, atei e omosessuali”.

Frequenta poi l’università di Boston, che abbandona nel giro di un anno a causa di diverse minacce giunte per aver partecipato all’evento Unite the Right nel 2017. Intanto, inizia a diventare popolare su diverse piattaforme di streaming per la sua attività di opinionista, commentatore e attivista politico.

Fuentes America First
Logo di America First (Foto: Wikipedia)

L’attivismo si solidifica nel 2020 con la creazione dell’AFPAC, l’America First Political Action Conference, che rivaleggia con la CPAC, quella semplicemente conservatrice, e che guadagnerà parecchia notorietà per le sue posizioni estremiste e il non nascosto suprematismo bianco.

Dopo aver partecipato all’assalto al Campidoglio, il Nostro diventa sempre più noto soprattutto a seguito del sette ottobre 2023: i successivi fatti che tutti conosciamo saranno utilizzati da Fuentes per alimentare antisemitismo e teorie del complotto sugli ebrei.

Inoltre, la condotta di Trump nel primo anno del suo secondo mandato è oggetto di forte critica: Nick dimostra disappunto sulla politica americana in favore di Israele e considera l’amministrazione decisamente troppo moderata sulle “deportazioni di migranti illegali; il supporto all’ICE anche dinanzi immagini ed episodi come questo rimane infatti invariato.

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L’allontanamento di Fuentes dal Presidente comincia già nel 2022, quando lui e il rapper Kanye West, anch’egli parecchio controverso politicamente, vengono invitati da Trump per una cena. Non si conoscono bene le dinamiche della riunione, ma è probabile che non sia andata molto bene visto che in seguito Nicholas lo definirà “grasso e stupido” e inviterà il suo pubblico a non votarlo nel ’24.

I motivi del suo successo

La sorprendente crescita di Fuentes è data principalmente dalla sua straordinaria tecnica comunicativa: una semplice live dove parla per qualche ora di temi politici e di attualità in maniera diretta, senza mai cadere nell’incomprensibilità del politichese. La maggior parte del pubblico proviene però dalle numerose clip che circolano sul web: alcune parti dello show vengono ritagliate, modificate per renderle più accattivanti e postate sui principali social networks, TikTok, Youtube e Instagram.

Una delle clip di Fuentes su Youtube

Inutile dire che questi contenuti brevi rappresentano sia il carattere sarcastico del Nostro sia i nodi più importanti del suo pensiero politico, specialmente riguardo le critiche a Trump e alle politica estera neo-conservatrice a favore di Israele.

Sono proprio le critiche al Presidente che hanno ampliato il pubblico di Fuentes: egli non solo rappresenta, ma è a pieno titolo uno di quei milioni di repubblicani che si sono sentiti traditi da un Trump che prima predicava la trasparenza e che ora nasconde i file di Epstein, che in campagna elettorale criticava l’interventismo americano di Obama e che adesso sembra rappresentarne l’emblema.

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Nick Fuentes ospite al Piers Morgan Uncensored

Il momento di massima popolarità per Fuentes è stato l’intervista al programma di Piers Morgan, considerato uno dei principali canali inglesi di discussione per i temi di attualità politica, spostatosi su YouTube da febbraio 2024.

La situazione risulta quasi esilarante: per tutto l’episodio Piers mostra alcune delle clip più controverse e famose di Nick chiedendogli se può commentare le sue stesse parole; ovviamente il presentatore si aspetta che l’interlocutore, dinanzi alle accuse di razzismo e antisemitismo che gli vengono mosse, si scusi o che comunque affermi di non essere stato capito, ma accade esattamente il contrario.

La clip incriminata del Piers Morgan Uncensored

Rispetto anche alle affermazioni più eclatanti Fuentes rivendica ogni cosa e non arretra di un passo, noncurante di essere definito razzista, antisemita o sessista.

In questo spezzone è rappresentato ai massimi livelli il divario generazionale. Da un lato un sessantenne conservatore alla maniera tipica dei boomer, che rifugge da qualsiasi comportamento razzista; dall’altro un ventisettenne indifferente se accusato di esserlo. Non si sta discutendo di politica, ma della distanza fra due generazioni ormai incolmabile.

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Un Fuentes era inevitabile

Nick Fuentes non ha inventato nulla: il concetto di “America First” nasce agli inizi del secolo scorso ed è sempre rimasto in auge nel dibattito statunitense; la politica dell’isolazionismo è da sempre uno dei più forti cavalli di battaglia della destra americana e nemmeno la paura per il diverso, rappresentato dai migranti, è cosa nuova.

In un’epoca di radicalizzazione estrema, incrementata dal bipartitismo, questi nodi vengono al pettine creando personaggi come Nick Fuentes, personificazione di un malcontento generale e di una rabbia profonda verso l’establishment che si era già manifestata con l’assalto a Capitol Hill, quando si pensava che proprio quel sistema aveva impedito la rielezione di Trump.

Indissolubile dalla vicenda di Fuentes è proprio l’attuale presidente: visto come il messia anticonformista per eccellenza, ha in poco tempo alienato la base fondendosi con quel sistema che avrebbe dovuto combattere.

Era inevitabile che da quel deluso elettorato sarebbe emerso qualcuno per raccoglierne i cocci: il gregge che prima aveva seguito Trump ora trova semplicemente un nuovo pifferaio.

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