Home UncategorizedE’ dai fatti che nascono le opinioni, non il contrario

E’ dai fatti che nascono le opinioni, non il contrario

di Simone Nervi
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Caro Rinero Luciano,

Ho letto il suo commento pubblicato il 18 Marzo ed anzitutto La ringrazio: soprattutto per siti così modesti come il nostro, è raro trovare commenti così forbiti come il suo. Ogni critica non è solo ben accetta, ma è anzi un’occasione per correggersi, in quanto nessuno possiede la sfera di cristallo.

Ho però un dubbio: il suo appunto riguarda l’articolo “Un altro rederendum da stadio” ma, a giudicare dal contenuto, penso invece che si volesse riferire a “Il servilismo di Meloni non ha limiti“. In ogni caso, Le rispondo nel merito del commento stesso.

Lei dice che parlare di “servilismo della Meloni” corrisponde ad accodarsi alla sinistra e che dovrei spogliarmi delle mie convinzioni politiche; forse Lei crede che io scriva partendo da convinzioni aprioristiche e che per confermarle considero i fatti a me comodi mentre scarto quelli che mi darebbero torto.

Il mio modus operandi, invece, è esattamente il contrario: guardo ogni aspetto della realtà e poi costruisco un’opinione che talvolta, infatti, condivido con soggetti che in precedenza ho aspramente criticato; le mie posizioni non risparmiano nessuno e non vogliono accordarsi a nulla tranne che alla mia coscienza, anche perché mi sembra davvero miserabile cominciare già a vent’anni a fare il lecchino, specialmente in un’Italia che di zerbini ha già abbastanza (i quali, curiosamente, si considerano più di tutti dei Woodward o dei Montanelli).

Lei afferma anche che uso gli articoli per diffondere opinioni politiche personali. In effetti, questo è assolutamente vero: il sito che sta leggendo è nato proprio come piattaforma dove gli autori possono scrivere, oltre che di cinema, musica, e altre categorie di interessi, di attualità per darne una propria opinione, talvolta con un taglio anche ironico. Articoli più oggettivi e spogli di opinioni li dedico al giornale dell’Università Statale di Milano, del quale sono un semplice redattore.

Le rammento però che viviamo in un’epoca dove, ormai, le pure notizie non sono più date dai giornalisti, ma dai migliaia di siti online che, scritti non da esseri umani ma dall’intelligenza artificiale, si aggiornano ogni mezz’ora. Infatti, i giornalisti di oggi raramente scrivono la realtà oggettiva, piuttosto ne danno una versione arricchita con opinioni proprie. D’altronde, lo stesso Giuliano Ferrara, fondatore de “Il Foglio“, definiva il giornalismo “un’appendice della politica”. Sta al singolo giornalista non trasformalo in appendicite.

Nel suo commento si chiede poi se sia opportuno, da parte dell’Europa, alienarsi un’America a cui dobbiamo la libertà dal nazifascismo e, aggiungo io, dal comunismo sovietico. Per rispondere Le chiedo, chi sta provando in tutti i modi a seminare zizzania tra le sponde dell’Atlantico, noi o Trump? Chi minaccia un paese alleato, la Danimarca, perché intenzionato a prendersi la Groenlandia? Chi ha calpestato le tombe dei 53 soldati italiani deceduti in Afghanistan dicendo che gli alleati europei sono sempre stati inutili? E infine, chi è che minaccia d’imporre dazi a quei paesi, tra l’altro alleati come la Spagna, che non avallano le politiche della Casa Bianca?

A me pare proprio che ad incrinare i rapporti Europa – USA siano proprio quest’ultimi, al che l’Europa può decidere di fare finta di niente, come spesso ha fatto Meloni, o preservare la propria dignità.

Sicuramente siamo grati agli Alleati per avere liberato l’Europa dalle dittature, ma aggiungo che se l’Italia dovesse impostare la propria politica estera tenendo conto di tutti i Paesi che l’hanno liberata, allora dovremmo sottostare anche alla Russia il cui generale Suvurov, nell’ultima fase delle guerre napoleoniche, arrivò a Milano liberando la penisola dal dominio francese (che, a differenza di quello fascista, non era nostrano). Ma, visto i tempi che corrono, non mi sembra affatto il caso.

Inoltre, l’articolo sul servilismo di Meloni è stato scritto il 4 marzo, tempo in cui, mentre gli altri leader europei negavano già da subito di stendere il tappeto rosso a Donald, la nostra Presidente del Consiglio, per non turbare i rapporti con Washington, aspettava in silenzio da che parte tirasse il vento, prima di decidere il da farsi.

Spero che la mia risposta l’abbia soddisfatta e La ringrazio nuovamente per il suo prezioso appunto,

Simone Nervi.

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