Home MusicaRimanere sé stessi o cambiare per il pubblico?

Rimanere sé stessi o cambiare per il pubblico?

di Stefano Chiappa
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Il dilemma di ogni artista

Ultimamente ho scoperto un rapper palermitano che si sta facendo notare nel panorama del pubblico italiano; il suo nome è Toni Zeno e il suo rap è caratterizzato da barre dirette, flow classici e immagini evocative molto forti. Nella sua scrittura non cerca di essere ambiguo, ma punta a raccontare in maniera autentica il suo mondo e la sua Sicilia. 

Dato che sta iniziando a essere supportato sia dagli addetti ai lavori che da altri artisti, ho voluto consigliarlo a un amico con cui condivido la passione per il rap. Da quella conversazione siamo arrivati a una riflessione interessante: per un artista è meglio restare di nicchia o aprirsi a un pubblico più ampio possibile?

Prendendo come esempio Toni Zeno, il discorso si estende a tutti quegli artisti che partono da un suono più grezzo e identitario e che, una volta ottenuta l’attenzione del pubblico, si ritrovano davanti a un bivio: mantenere la propria identità evolvendosi progressivamente oppure spostarsi verso un sound più accessibile e diventare mainstream? Ma è importante fare una precisazione: mainstream non significa necessariamente pop, così come mantenere la propria identità non significa rinunciare a un pubblico ampio.

pubblico
Il rapper Toni Zeno (RapManiacZ)

Che effetto ha tutto questo sulla realtà discografica?

Nel primo caso, quando un artista continua a seguire la propria strada senza snaturarsi troppo, viene riconosciuto fin da subito come originale. Spesso riesce così a costruire una fanbase fedele, creando una nicchia con cui è più semplice comunicare e instaurare un legame duraturo. A livello discografico, questo approccio permette anche di fare musica in maniera più libera, mantenendo una forte sensazione di indipendenza artistica, senza l’ambizione di entrare in classifica, passare in radio o inserirsi in determinati contesti mainstream.

Nel secondo caso, invece, l’artista punta ad arrivare a più persone possibili, orientandosi verso un suono più aperto, radiofonico e commerciale. Il prezzo da pagare, però, è spesso più alto: rimanere rilevanti nel corso degli anni diventa più complicato, soprattutto quando si cerca continuamente di reinventare una formula pensata per piacere a tutti. Nel tentativo di costruire un’identità collettiva, si rischia anche di perdere parte di ciò che rendeva l’artista davvero riconoscibile. Dal punto di vista discografico, però, è più semplice realizzare un prodotto confezionato, patinato e con meno rischi commerciali.

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La dimensione live

Negli ultimi tre anni si è iniziato a parlare sempre più spesso della cosiddetta “bolla dei live”, evidenziando situazioni sempre più critiche all’interno del settore. Tour annullati, venue troppo grandi riempite a fatica, prezzi dei biglietti sempre più elevati; queste sono solo alcune delle problematiche che stanno colpendo il mondo della musica live. Un settore che, anche dopo il Covid, non si è mai realmente fermato, finendo però per non riuscire più a sostenere i ritmi e le aspettative createsi.

Trasformare gli streaming in pubblico pagante, inoltre, è molto più difficile di quanto sembri. Non è detto che un artista con una hit da 50 milioni di stream abbia automaticamente 5.000 persone disposte a comprare un biglietto, soprattutto se i prezzi continuano a salire: il divario tra numeri digitali e supporto reale sta diventando sempre più evidente.

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Un bivio destinato a rimanere

Oggi il mercato discografico è sempre più ampio e frammentato. I generi si mescolano continuamente e il pubblico è diventato più curioso, selettivo e allenato ad avere gusti precisi. Allo stesso tempo, gli spazi dedicati alla musica live cercano di contenere un ecosistema sempre più saturo, anche perché molte persone sentono il bisogno di disintossicarsi dai social e vivere le esperienze in maniera più autentica.

Per gli artisti, quindi, costruire un’identità forte e riconoscibile sarà sempre più difficile, così come trovare il proprio pubblico e trasmettere un messaggio chiaro. In questo scenario possono convivere artisti come Toni Zeno e Sfera Ebbasta, contribuendo a creare un’offerta musicale ampia e valida. 

La vera sfida sarà evitare che il mercato trasformi gli artisti in semplici macchine da soldi.

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