Nelle ultime settimane in America è scoppiato il caso ICE: gli agenti federali per il controllo dell’immigrazione hanno ucciso due persone “in pubblica piazza”, nonostante fossero inoffensive, cittadini americani e non avessero tenuto alcun comportamento criminale che ne giustificasse anche solo il fermo.
La prima è stata Renée Nicole Good, uccisa il 7 di gennaio da parte di un agente ICE perché, a detta di quest’ultimo, stava cercando di investirla con la macchina. Ora, sfortunatamente per Kristi Noem, segretaria della sicurezza interna degli Stati Uniti d’America, e soci, sono stati pubblicati i video dell’accaduto: si vede innanzitutto la Good che cerca di andarsene dal luogo del blocco stradale, facendo manovra in senso inverso rispetto all’agente; poi, da un video della body-cam, si sente la vittima dire: “calmo amico, non ce l’ho con te”. Non esattamente l’atteggiamento di un possibile pericolo, o comunque di qualcuno che si meriti tre colpi di pistola direttamente in volto.
Dopo questo scandalo, a Minneapolis sono iniziate le proteste contro il crimine avvenuto, per far cacciare l’ICE dalla città; in questo contesto molti cittadini hanno iniziato a girare la città “armati” di telecamere e telefoni, riprendendo e segnalando innumerevoli casi di abusi da parte degli uomini di
Gregory Bovino, principale comandante operativo per le operazioni urbane dell’ICE.

La paura dell’ICE
In questo clima di tensione (provocata per intero da una parte), tra varie retate senza mandato e arresti di bambini delle elementari, è accaduto il secondo omicidio: si tratta della morte di Alex Pretti, infermiere di 37 anni, “colpevole” di aver voluto registrare gli agenti durante un arresto; anche in questo caso le istituzioni si sono subito difese, dicendo che il soggetto fosse armato e pericoloso.
Tralasciando il fatto che metà dei cittadini americani possiede armi da fuoco, anche in questo caso il video smentisce la narrazione governativa: l’uomo era disteso a terra, ripetutamente picchiato dai federali; una volta disarmato, uno di loro ha deciso di sparargli 10 colpi in rapida successione. Una vera e propria esecuzione alla luce del giorno e in mezzo alla strada.
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Episodi di violenza inaudita che hanno portato molti americani a comprare armi per la legittima difesa; addirittura a Philadelphia si è visto il ritorno delle Black Panters, gruppo armato nato durante le lotte per i diritti degli afroamericani, che ha promesso di proteggere le comunità immigrate di Philly, a costo di sparare agli agenti ICE.
Insomma, tensioni interne fortissime: da una parte una comunità sempre più spaventata dalle autorità, dall’altra un presidente causa della crisi che tratta l’ICE come una milizia personale, in pieno stile Gestapo. In sottofondo, un secondo emendamento che si fa ogni giorno più sinistramente necessario (mai mi sarei aspettato una cosa del genere). Un’America in pieno stile “Civil War” del 2023 o, perlomeno, sulla buona strada per trasformarsi in quel mondo violento, crudele, e purtroppo sempre più attuale.