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	<title>La Disgrazia</title>
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	<description>Un branco di disgraziati</description>
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		<title>Preferenze: democrazia e guinzaglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Valentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[Un solo voto ha affossato alla Camera il ritorno delle preferenze. Reintrodurle avrebbe fondamento democratico, ma con una quota bloccata: perché il parlamentare serve la Repubblica, non soltanto i suoi&#8230;]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Un solo voto ha affossato alla Camera il ritorno delle preferenze. Reintrodurle avrebbe <strong>fondamento democratico</strong>, ma con una <strong>quota bloccata</strong>: perché il parlamentare serve la Repubblica, <strong>non soltanto i suoi elettori</strong>.</p>
</div>



<p class="wp-block-paragraph">Martedì 14 luglio, a Montecitorio, lo<strong> scrutinio segreto</strong> ha riproposto la sua funzione di <strong>regolatore occulto</strong>: con 187 voti favorevoli e 188 contrari è stato <strong>respinto</strong> l’emendamento — primo firmatario Fratelli d’Italia, con Noi Moderati e Udc — che reintroduceva nella nuova legge elettorale un <strong>sistema misto </strong>di capilista bloccati e fino a tre preferenze. La presidente del Consiglio ha evocato la palude; le opposizioni hanno chiesto elezioni anticipate. Oltre la contingenza, il voto ripropone una questione aperta da trent’anni: <strong>quanta scelta riconoscere all’elettore sui singoli eletti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il valore democratico della preferenza è difficilmente contestabile. Dal 1992 nessun elettore italiano scrive di proprio pugno un nome sulla scheda delle politiche: si vota un simbolo, e il simbolo restituisce liste predisposte dalle segreterie, con parlamentari che devono il seggio all’ordine di graduatoria più che al consenso personale. La Corte costituzionale, nel 2014, censurò il <strong><em>Porcellum</em></strong> anche per questo profilo, giudicando le liste interamente bloccate <strong>lesive della libertà e della personalità del voto</strong>. L’aspirazione di restituire ai cittadini la scelta delle persone è dunque fondata.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.ladisgrazia.it/2026/07/14/storia-partito-democratico/">Storia dei partiti politici italiani: il Partito Democratico dall’89 ad oggi</a></p>
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<h3 class="wp-block-heading">Preferenze: serve cautela</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La storia, tuttavia, consiglia <strong>prudenza</strong>. Nella Prima Repubblica la preferenza pura alimentò cordate tra candidati della stessa lista, pacchetti di voti e reti clientelari; al conteggio le preferenze erano facilmente alterabili — un 2 trasformato in 12 o in 21 — come documentano gli atti delle Giunte per le elezioni. Il <strong>9 giugno 1991</strong> gli italiani se ne liberarono con un plebiscito: affluenza oltre il 62 per cento e 95,6 per cento di sì alla preferenza unica, nonostante i celebri inviti ad andare al mare.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="593" height="443" src="https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/07/POL04F5_2591395F1_1322_20120711200019_HE10_20120712.jpg" alt="Preferenze referendum" class="wp-image-3253" style="width:525px;height:auto" srcset="https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/07/POL04F5_2591395F1_1322_20120711200019_HE10_20120712.jpg 593w, https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/07/POL04F5_2591395F1_1322_20120711200019_HE10_20120712-300x224.jpg 300w" sizes="(max-width: 593px) 100vw, 593px" /><figcaption class="wp-element-caption">Manifesto per il referendum del &#8217;91 (Foto: <a href="https://www.corriere.it/politica/cards/referendum-ultime-7-consultazioni-solo-l-acqua-pubblica-raggiunto-quorum/voto-preferenza-camera-1991.shtml" target="_blank" rel="noopener">Corriere</a>)</figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Esiste poi un vizio strutturale. Con le preferenze il primo concorrente di ciascun candidato è il compagno di lista: ne derivano una campagna elettorale permanente, <strong>costi crescenti</strong> — con la connessa <strong>dipendenza dai finanziatori</strong> — e tempo sottratto al mandato. Il baricentro del Parlamento non è l’Aula delle dirette televisive, ma il sistema delle commissioni, dove le leggi si scrivono e dove servono <strong>competenze specialistiche</strong>: tributaristi, costituzionalisti, tecnici. Profili che raramente dispongono di <strong>visibilità mediatica</strong> e che difficilmente reggerebbero una <strong>conta di preferenze</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è infine una questione di principio che il dibattito rimuove. La preferenza funziona come un <strong>guinzaglio</strong>: lega l’eletto al proprio bacino di consenso e lo trascina, a ogni scadenza, verso chi dovrà riconfermarlo. <strong>La Costituzione dispone altrimenti</strong>: l’articolo 67 vuole che ogni parlamentare rappresenti la Nazione, «senza vincolo di mandato». Chi siede alle Camere serve <strong>la Repubblica</strong>, non soltanto i propri elettori; un sistema che lo incatena alla raccolta del consenso personale lavora, silenziosamente, contro quella norma.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.ladisgrazia.it/2026/06/06/partiti-personam-democrazia/">Quel maledetto 3%: come i partiti ad personam sfruttano una falla nella nostra democrazia</a></p>
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<h3 class="wp-block-heading">La possibilità di un sistema misto</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Proviamo allora a disegnare una proposta diversa. Va distinta con nettezza dall’emendamento appena bocciato: quello<strong> blindava i soli capilista</strong>, un espediente senza quota certa né condizioni di trasparenza, il cui esito dipendeva dai risultati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui si propone la reintroduzione di preferenze riservando per legge <strong>una quota bloccata</strong> — fino a <strong>un terzo dei seggi</strong> — a candidature <strong>di competenza</strong>, con liste corte, nomi conoscibili prima del voto, criteri di selezione e curricula pubblici. La giurisprudenza costituzionale lo consente: nel 2017 la Consulta giudicò <strong>legittimi i capilista bloccati dell’Italicum</strong>, perché il vincolo riguardava i soli capilista e non l’intera lista. In Grecia, del resto, dodici dei trecento seggi provengono da liste di Stato, sottratte al voto di preferenza.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/07/Camera_dei_deputati_Aula_Palazzo_Montecitorio_Roma-1024x683.jpg" alt="preferenze parlamento italiano" class="wp-image-3254" style="width:644px;height:auto" srcset="https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/07/Camera_dei_deputati_Aula_Palazzo_Montecitorio_Roma-1024x683.jpg 1024w, https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/07/Camera_dei_deputati_Aula_Palazzo_Montecitorio_Roma-300x200.jpg 300w, https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/07/Camera_dei_deputati_Aula_Palazzo_Montecitorio_Roma-768x512.jpg 768w, https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/07/Camera_dei_deputati_Aula_Palazzo_Montecitorio_Roma-1536x1024.jpg 1536w, https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/07/Camera_dei_deputati_Aula_Palazzo_Montecitorio_Roma-2048x1365.jpg 2048w, https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/07/Camera_dei_deputati_Aula_Palazzo_Montecitorio_Roma-scaled.jpg 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Parlamento in seduta comune (Foto: <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Parlamento_italiano" target="_blank" rel="noopener">Wikipedia</a>)</figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Una quota simile presuppone di riconoscere ai partiti ciò che l’articolo 49 della Costituzione assegna loro: concorrere, con metodo democratico, a determinare la politica nazionale. I partiti non sono un male da sorvegliare, ma lo strumento con cui la <strong>volontà popolare si organizza</strong> e a uno strumento va lasciato un margine d’uso. Riconoscere loro uno spazio di manovra — la facoltà di portare alle Camere figure che nessuna conta di preferenze premierebbe — non è un regalo alle oligarchie: è la condizione perché il Parlamento disponga delle <strong>competenze necessarie</strong> al Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La democrazia rappresentativa non si misura soltanto dalla <strong>quantità di scelta concessa nella cabina elettorale</strong>, ma dalla <strong>qualità delle leggi</strong> che il Parlamento produce. Il populismo promette agli elettori tutti i nomi sulla scheda ma una politica seria deve preoccuparsi anche di chi quelle leggi le sappia scrivere. Più democrazia <strong>non significa più applausi</strong>: significa un Parlamento in grado di funzionare.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.ladisgrazia.it/2026/05/26/guida-ai-partiti-politici-europei/">Guida ai Partiti Politici Europei (2026): Come funzionano, chi comanda e perché il tuo voto è essenziale</a></p>
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