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	<title>La Disgrazia</title>
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	<description>Un branco di disgraziati</description>
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	<title>La Disgrazia</title>
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		<title>La crisi del debito pubblico italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Penati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[Da vent’anni il nostro Paese convive con un debito pubblico sempre sotto stress e che continua ad aumentare. Per molto tempo abbiamo potuto godere di un’amara consolazione: c’era chi stava&#8230;]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Da vent’anni il nostro Paese convive con un debito pubblico sempre sotto stress e che continua ad aumentare. Per molto tempo abbiamo potuto godere di un’amara consolazione: c’era chi stava peggio di noi, la Grecia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La terra di Omero e dei suoi eroi, a partire dal 2009, ha affrontato crisi economiche devastanti che hanno portato il paese in <strong>default</strong>; nonostante queste difficoltà, dopo anni di <strong>politiche economiche di austerità</strong> e riforme serie che hanno prodotto un significativo aumento della produttività, il Paese si sta finalmente riprendendo e, secondo le stime, l’anno prossimo il rapporto debito pubblico/pil della Grecia diventerà <strong>più basso del nostro</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>rapporto debito/pil</strong> è il dividendo tra la somma di tutto ciò che lo Stato deve restituire ai suoi creditori (privati cittadini, banche, hedge fund, istituzioni internazionali, banche e stati) e il pil, ossia il prodotto interno lordo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="689" src="https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/06/Debito-pil-italia-e-altri-1536x1034-1-1024x689.png" alt="debito pil" class="wp-image-3073" style="aspect-ratio:1.4862414506123747;width:550px;height:auto" srcset="https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/06/Debito-pil-italia-e-altri-1536x1034-1-1024x689.png 1024w, https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/06/Debito-pil-italia-e-altri-1536x1034-1-300x202.png 300w, https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/06/Debito-pil-italia-e-altri-1536x1034-1-768x517.png 768w, https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/06/Debito-pil-italia-e-altri-1536x1034-1.png 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il rapporto debito-PIL in Italia e altri paesi (Foto: <a href="https://grafici.altervista.org/rapporto-deficit-pil-e-debito-pil-in-italia-e-altri-paesi/" target="_blank" rel="noopener">grafici.altervista.org</a>)</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Ciò che definiamo genericamente debito non è però di un solo tipo: esiste quello generato dalla <strong>costruzione di infrastrutture</strong> e per <strong>sostenere l’economia </strong>con riforme funzionali, altro che viene emesso per fare riforme o sostenere settori che non sono particolarmente funzionali alla crescita del Pil e altro ancora che viene prodotto per<strong> ripagare il debito stesso</strong>. L’Italia da anni fa tutto ciò con una prevalenza sia di quest&#8217;ultimo caso sia del debito generato per fare riforme le quali, però, nella stragrande maggioranza dei casi si rivelano <strong>inefficaci</strong> o<strong> tardive</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In generale, la crescita del debito è inoltre determinata da<strong> tre fattori principali</strong>: il<strong> disavanzo primario</strong>, ossia la differenza tra uscite e entrate dello Stato; l’<strong>effetto</strong> così denominato dagli economisti “<em><strong>palla di neve</strong></em>”, ossia l’impatto del tasso di interesse medio pagato sul debito (che fa aumentare il rapporto) e del tasso di crescita dell’economia (che fa diminuire il rapporto) e un residuo dovuto a vari motivi contabili e finanziari detto <strong><em>stock flussi</em></strong>.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Il debito a confronto con i PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per un’attenta analisi del debito pubblico italiano è necessario confrontarlo con quello degli altri Paesi dell&#8217;Europa meridionale che, come l’Italia, sono stati<strong> tra i più colpiti dalla crisi del 2011-12</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Portogallo</h3>



<p class="wp-block-paragraph">All’inizio del duemila, il Paese partiva da una situazione economica positiva con un <strong>rapporto debito/pil del 54%</strong>. Tuttavia, già all’inizio della crisi del 2007-2008, era salito al 75% per poi raggiungere il suo picco nel 2014, ben il <strong>132%</strong>, a causa di sostanziali disavanzi.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="782" height="502" src="https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/06/ocpi-577_fig1.png" alt="debito portogallo" class="wp-image-3076" style="width:516px;height:auto" srcset="https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/06/ocpi-577_fig1.png 782w, https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/06/ocpi-577_fig1-300x193.png 300w, https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/06/ocpi-577_fig1-768x493.png 768w" sizes="(max-width: 782px) 100vw, 782px" /><figcaption class="wp-element-caption">(Foto: <a href="https://www.uipa.it/la-credibilita-e-il-successo-del-portogallo-nella-riduzione-del-debito-pubblico/" target="_blank" rel="noopener">uipa.it</a>)</figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Ridotto in tali condizioni, il Portogallo si è visto costretto a dover richiedere un <strong>prestito di salvataggio da 78 miliardi all’UE</strong> e al <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong>: per poter ottenere tale “aiuto”, si è impegnato ad apportare <strong>riforme strutturali massicce</strong> tra cui l’<strong>aumento delle entrate fiscali</strong>, la semplificazione della burocrazia e una massiccia opera di <strong><em>spending review</em></strong> che ha comportato licenziamenti di massa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante tagli e riforme siano state<strong> pesantissime da accettare nel breve periodo</strong>, nel lungo si è visto quanto le stesse abbiano apportato grandi benefici all’economia tra cui una riduzione consistente del rapporto deficit/pil, aiutato anche da una crescita economica positiva, consistente e costante. Si stima che nel 2026 il dato sia destinato a scendere all’<strong>85,5%</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Spagna</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La situazione di partenza della Spagna era molto simile a quella del Portogallo; il boom economico di inizio secolo era però sostenuto da basi molto fragili, tra cui gli investimenti nel mercato immobiliare, poi rivelatosi una “bolla”. Questi investimenti portarono così ad un <strong>crollo del sistema bancario spagnolo</strong> che arrivò a aver bisogno di una ricapitalizzazione da parte dello Stato; ciò portò la Spagna a concordare nel 2012 un <strong><em>Memorandum of Understanding</em></strong> in cambio di riforme strutturali. Queste riforme, ben presto, hanno prodotto buoni frutti, con un rapporto che ha continuato a scendere fino al valore previsto del <strong>98%</strong> <strong>nel 2026</strong>.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Grecia</h3>



<p class="wp-block-paragraph">All’inizio del millennio, in Grecia il rapporto debito/Pil era stabile intorno al 104% grazie a disavanzi primari ed effetti “<em>palla di neve</em>” favorevoli. Con la <strong>crisi del 2009</strong>, però, il rapporto arrivò al <strong>130%</strong> a cui si aggiunse la rivelazione della <strong>falsificazione dei bilanci pubblici</strong> che portò a una crisi di fiducia tale da imporre di richiedere un prestito alla <em><strong>Troika</strong></em> (Commissione Europea, Bce, FMI) insieme a riforme strutturali e alla riduzione del deficit.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante questi fattori, <strong>nel 2012 la Grecia ha dichiarato il default</strong> ristrutturando il suo debito. La recessione è continuata negli anni successivi fino ad arrivare a un <strong>rapporto oltre il 180%</strong>. A questa fase di gravissima crisi, grazie a consistenti avanzi primari, prestiti e un effetto “<em>palla di neve</em>” più favorevole, è seguito un periodo in cui la situazione ha iniziato a stabilizzarsi. Nel 2018 è stata rilasciata l’ultima tranche di prestiti europei pari a 9.5 miliardi usati però come liquidità in eccesso da usare in caso di emergenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi prestiti hanno significato molto per l’economia della Grecia e infatti nel post pandemia l’economia ellenica ha confermato un <strong>aumento del PIL molto positivo</strong> che non si è limitato al 2021-2023 come in Italia e ha permesso il taglio di 10 punti percentuali del rapporto, tanto che si stima che <strong>nel 2026 questo scenderà al 136%</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Italia</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2000 era in condizioni molto simili a quelle spagnole, con un rapporto che era sceso vicino al 105%, grazie a costanti avanzi primari che avevano compensato un differenziale i-g leggermente sfavorevole. Purtroppo però anche nel Bel Paese, a seguito della doppia crisi, il rapporto è<strong> balzato al 135% nel 2014</strong>, quasi solo a causa dell’effetto “<strong><em>palla di neve</em></strong>”. La recessione economica che la crisi ha innescato ha quasi del tutto eliminato il tasso di crescita. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A partire dal 2015 la situazione macroeconomica ha incominciato a stabilizzarsi anche riguardo al debito. Come tutti gli altri Paesi europei e non solo, il debito ha avuto un’<strong>impennata nel 2020</strong> per poi scendere. Dopo questa iniziale riduzione, non è diminuito come quello dei “<em>PIGS</em>” ma è rimasto<strong> tra lo stabile e la leggera crescita</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le motivazioni per cui il debito italiano sembra essere quasi insanabile sono molteplici e complesse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima, causa anche del fatto che quest’anno non è stato possibile passare la <strong>procedura d’infrazione UE</strong>, è legata alle conseguenze del <strong>Superbonus</strong>.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Il Superbonus 110%</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Superbonus è una misura di <strong>incentivazione edilizia</strong> introdotta dal governo <strong>Conte II</strong> (con <em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Governo_Conte_II" target="_blank" rel="noopener">coalizione giallo-rossa</a></em>). Questa misura consiste in una serie di meccanismi d’agevolazione, detrazioni e rimborsi con l’obiettivo di<strong> ammodernare costruzioni e infrastrutture</strong>, migliorandone l’efficienza energetica con l’obiettivo di dare nuova linfa al settore edile.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/06/IM_Giuseppe_Conte-10-1024x683.jpg" alt="debito conte" class="wp-image-3074" style="width:458px;height:auto" srcset="https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/06/IM_Giuseppe_Conte-10-1024x683.jpg 1024w, https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/06/IM_Giuseppe_Conte-10-300x200.jpg 300w, https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/06/IM_Giuseppe_Conte-10-768x512.jpg 768w, https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/06/IM_Giuseppe_Conte-10.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio del Governo Conte II (Foto: <a href="https://newsmondo.it/giuseppe-conte-pensate-cosa-puo-aver-significato-crescere-in-provincia/attualita/" target="_blank" rel="noopener">newsmondo.it</a>)</figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Inizialmente la misura sarebbe dovuta terminare alla fine del 2021 ma è stata invece prorogata sia dal governo Draghi sia da Meloni che ne ha comunque <strong>limitato l’uso alle zone colpite da alluvioni o eventi sismici</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’impatto di questa misura è stato molto consistente anche per via di tali prolungamenti. Purtroppo i suoi effetti sull’economia nazionale non sono stati <strong>né duraturi né utili</strong>: l’aumento del Pil è stato completamente<strong> drogato</strong> e non <strong>è stato strutturale</strong> poiché è semplicemente dovuto alla <strong>domanda aggregata eccezionale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’<strong>effetto occupazionale ha avuto un andamento analogo</strong>: fino al 2023 è salito per poi scendere dell’1% nel 2024. Sul piano della <strong>produttività</strong> gli effetti sono stati <strong>nulli o negativi</strong>, senza nessun miglioramento in innovazione, formazione o impulso tecnologico. Come se ciò non bastasse, il Superbonus non è neppure stato usato da chi ne aveva veramente bisogno: oltre il 50% della spesa totale è stata usata da <strong>famiglie con redditi medio-alti e alti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche l’<strong>inflazione è stata influenzata negativamente</strong> poiché, a causa della domanda “drogata”, si è avuto un <strong>aumento speculativo del 40% dei prezzi</strong> dei materiali necessari per i lavori legati a questa misura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A confermare l’inefficienza della manovra interviene il dato del <strong>moltiplicatore fiscale</strong>: secondo le stime dell’Agenzia delle Entrate, il moltiplicatore associato al Superbonus risulta pari a <strong>0,42 nel biennio 2021-2022</strong>, <strong>0,56</strong> nel quadriennio <strong>2021-2025</strong> e <strong>0,64 nel periodo 2021-2030</strong>. Da ciò si capisce che in ognuno di questi intervalli, <strong>per ogni euro speso se ne è generato meno di uno</strong>, portando quindi un<strong> saldo netto negativo per la finanza pubblica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, questa manovra è costata <strong>170 miliardi di euro</strong> e ha generato un <strong>aumento di Pil tra i 70 e i 90-100 miliardi</strong>. In termini percentuali ciò vuole dire che l’incremento di Pil complessivo generato dalla misura è stato, secondo le stime di Banca d’Italia, intorno al 3,5 &#8211; 4%. Ad un primo sguardo questa manovra potrebbe essere vista come positiva, peccato che il costo di questo aumento di Pil ha causato il <strong>conseguente innalzamento del debito pubblico</strong> di circa 4.6 punti percentuali nel triennio 2025-2027.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">La cronica mancanza di riforme</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda ragione strettamente riconducibile al Superbonus è la mancanza in Italia di riforme tanto coraggiose quanto scomode, capaci di innescare effetti positivi per l’economia nel lungo periodo<strong> invece di iniezioni temporanee di liquidità</strong> (come col Superbonus).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò è quello che, purtroppo, si definisce “<strong><em>l’elefante nella stanza della politica e dell’economia italiana</em></strong>” perchè spesso le riforme che servirebbero per risollevare l&#8217;economia <strong>non sono molto popolari</strong>. Un esempio su tutte sarebbe una riforma seria e risolutiva legata alle <strong>pensioni</strong>, visto che il sistema pensionistico non è più lo specchio della società reale. Non apportare modifiche strutturali al più presto potrebbe generare conseguenze pericolose per la stabilità economica e finanziaria del Paese in un futuro molto prossimo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="654" src="https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/06/salvini-fornero-cancelliamo-1203x768-1-1024x654.jpg" alt="debito salvini fornero" class="wp-image-3077" style="aspect-ratio:1.5664335664335665;width:644px;height:auto" srcset="https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/06/salvini-fornero-cancelliamo-1203x768-1-1024x654.jpg 1024w, https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/06/salvini-fornero-cancelliamo-1203x768-1-300x192.jpg 300w, https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/06/salvini-fornero-cancelliamo-1203x768-1-768x490.jpg 768w, https://www.ladisgrazia.it/wp-content/uploads/2026/06/salvini-fornero-cancelliamo-1203x768-1.jpg 1203w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;attuale Vicepremier e Segretario Federale della Lega Matteo Salvini in una manifestazione contro la Legge Fornero sulle pensioni (Foto: <a href="https://www.open.online/2020/01/16/matteo-salvini-e-il-titolo-di-repubblica-cancellare-salvini-si-riferivano-alla-legge/" target="_blank" rel="noopener">open.online</a>)</figcaption></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Ad essersene accorta è stata anche la <strong>Commissione Europea</strong>, che ha constatato come gli investimenti pubblici Italiani siano aumentati rispetto al periodo pre-pandemia ma in settori che <strong>non favoriscono la crescita</strong>. Uno di questi è proprio il sistema pensionistico che occupa il <strong>15.2%</strong> della stessa, una cifra impressionante che è destinata per forza di cose a salire, secondo le stime, fino al <strong>17% nel 2040</strong>.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Il peso del debito stesso</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La terza ragione è la <strong>spesa sul debito</strong>: la maggior parte della spesa pubblica è infatti destinata a ripagarlo e anche la situazione attuale relativa al mercato obbligazionario non aiuta a causa della <strong>costante impennata</strong> <strong>nei rendimenti dei titoli di stato</strong> che quasi ogni Paese, tra cui l’Italia, si ritrova a dover fronteggiare e che obbliga quindi a dover finanziare un debito <strong>sempre più costoso</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ultima battuta ci sono anche problemi a vendere concretamente il nostro debito poiché diversi compratori hanno iniziato a <strong>liquidare le loro posizioni</strong> per comprare, come nell’esempio di BlackRock, quello statunitense. La BCE, invece, ha iniziato ad acquistare <strong>sempre meno debito degli stati europei</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; evidente che l’Italia ha immediata necessità di <strong>riforme strutturali</strong> e capillari che riescano a risollevarla da anni e anni di crescita vicina allo zero, altrimenti sarà destinata a soccombere sotto il peso del suo stesso debito.</p>



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