È attualissimo il dibattito sul “ddl Antisemitismo“, il Disegno di legge n. 1627. La proposta ha incontrato subito l’opposizione di alcune fazioni politiche ed associazioni, preoccupate per una eventuale “criminalizzazione” della critica verso lo Stato di Israele e il suo governo. Ma cosa dicono i documenti?
Carte alla mano, si capisce anzitutto che è una legge poco chiara. Così recita l’Art. 2 comma 2:
“Il Ministro dell’istruzione e del merito istituisce, presso le scuole di ogni ordine e grado, corsi annuali di formazione rivolti agli studenti, al fine di favorire il dialogo tra generazioni, culture e religioni diverse, e di contrastare le manifestazioni di antisemitismo, incluso l’antisionismo“.
La legge cita l’antisionismo ma non ne fornisce alcuna definizione e dato che per questo termine vi sono molteplici interpretazioni, ciò costituisce un problema: per alcuni indica il diritto di Israele di esistere come Stato, per altri indica invece una pseudo ideologia razzista che vedrebbe l’etnia e la cultura ebraica superiore a quella arabo-palestinese, per altri ancora il sionismo è comparabile ad una sorta di irredentismo israeliano che punterebbe all’espansione territoriale tramite l’annessione di varie terre “irredente” (Sinai, Cisgiordania, altopiano del Golan ecc..).
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Antisemitismo secondo l’IHRA
Il disegno di legge introduce la definizione di antisemitismo elaborata dall’International Holocaust Remebrance Alliance (IHRA):
“L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto.”
Non viene nominato lo Stato di Israele nella definizione. Viene però fatto nella stessa pagina del sito quando indicano alcuni esempi di antisemitismo:
“Negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo”.
“Applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro stato democratico”.
Si vede dunque come lo stesso IHRA è parecchio vago sulla questione. Cosa vuol dire applicare due pesi e due misure? Quale sarebbe il comportamento non richiesto a nessun altro stato democratico?
Tornando al Ddl, l’Art. 4. comma 1 fa il nome dello Stato d’Israele (invitiamo sempre a consultare il sito del Senato per il testo completo):
“All’articolo 604-bis del codice penale sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:
‘La stessa pena si applica qualora la propaganda, l’istigazione o l’incitamento si fondano, in tutto o in parte, sull’ostilità, sull’avversione, sulla denigrazione, sulla discriminazione, sulla lotta o sulla violenza contro gli ebrei, i loro beni e pertinenze, anche di carattere religioso o culturale, nonché sulla negazione della Shoah o del diritto all’esistenza dello Stato di Israele o sulla sua distruzione'”.
Non dovrebbe essere una libera e legittima opinione il credere o meno al diritto all’esistenza dello Stato d’Israele? Per altri paesi, come ad esempio il Kosovo o la Somaliland, il loro diritto di esistere è ancora terreno di dibattito: perchè dunque non si applica la stessa misura? Perchè questo doppiopesismo?

Dunque. Viene criminalizzata la critica verso Israele e il suo governo? Non si sa, ed è proprio questa incertezza il principale motivo per cui il disegno di legge non dovrebbe essere approvato.
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Un attacco al principio di assoluta libertà di parola
Questa legge, così come tutte quelle norme volte a limitare il cosiddetto hate speech, non aiuta la sacrosanta lotta contro l’odio ma rappresenta solo l’ennesimo attacco alla libertà di pensiero e parola. In un paese veramente libero si dovrebbe poter dire qualsiasi cosa e opinione, anche la più atroce. Nulla dovrebbe essere passabile per legge.
Se qualcuno volesse esprimere un pensiero antisemita dovrebbe essere liberissimo di farlo, come noialtri dovremmo essere altrettanto liberi di rispondergli a tono qualificandolo come ignorante e con tutte le ingiurie che merita, sempre senza dover scomodare gli avvocati.
Forse questo è un concetto troppo americano, estraneo all’Italia delle regole, delle leggi e leggiucole. Sconosciuto all’Italia delle continue querele per qualsiasi cosa. Piaccia o non piaccia, però, il diritto di assoluta libertà di parola sarà sempre più importante del diritto (inesistente) di non sentirsi offesi.
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