“Sostiene Pereira” (sottotitolo “Una testimonianza”) è un romanzo di Antonio Tabucchi pubblicato nel 1994.
La storia è ambientata nel 1938 a Lisbona: mentre in Europa infuriano il nazismo e il fascismo, la città portoghese si trova sotto la dittatura salazarista; i rivali del regime vengono assassinati senza ottenere giustizia e i giornali sono sottoposti a una rigida censura. Pereira è un giornalista ormai anziano che prima si occupava di cronaca nera mentre ora redige la pagina culturale di un piccolo giornale pomeridiano, il “Lisboa”, e non vuole sapere niente di politica.

Una serie di incontri innesca in lui il pensiero della necessità di un cambiamento. Una donna ebrea incontrata in treno, per esempio, si rivolge a lui così: “Lei è un intellettuale, dica quello che sta succedendo in Europa, esprima il suo libero pensiero, insomma faccia qualcosa”. Ma a scuotere maggiormente la coscienza di Pereira è l’incontro con il giovane rivoluzionario Monteiro Rossi. Alla fine, Pereira va incontro a una progressiva maturazione e quando assiste a un gesto terribile e ingiusto del regime, decide di denunciarlo sul suo giornale.
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Come nasce “Sostiene Pereira”
“Sostiene Pereira” non è solo il titolo dell’opera, è un sintagma che viene ripetuto molte volte come una sorta di intercalare. Questo non solo rende il romanzo particolare, ma evidenzia che si tratta di una testimonianza.

E per quale motivo uno scrittore italiano ha raccontato le vicende di un personaggio portoghese? L’autore, nella conclusione, scrive che Pereira si è presentato da lui nel 1992 e di aver accettato di narrare la sua storia. Attraverso questa finzione letteraria (Pereira non è una persona davvero esistita), Tabucchi riordina su carta i ricordi del tempo da lui trascorso in Portogallo intorno agli anni Sessanta.
Il regime di Salazar è durato dal 1933 al 1974, quindi Tabucchi ha avuto modo di conoscere la terribile atmosfera della dittatura. Ha assistito ad attentati, incontrato persone che hanno subito intimidazioni e minacce, che sono state allontanate dal loro lavoro o a cui è stato proibito insegnare. È stato anche amico del membro della Resistenza Mário Soares, poi primo ministro e Presidente della Repubblica nel Portogallo democratico.

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Sostiene Pereira e la libertà di stampa nel mondo
Tabucchi ha dunque dato vita al romanzo dall’unione dei suoi ricordi. Ho deciso di presentare quest’opera sia per consigliarne la lettura sia per riflettere sul tema centrale che vi emerge: la libertà di espressione e di stampa.
Sono infatti preoccupanti i dati riportati dal World Press Freedom Index 2026: si tratta di una classifica annuale pubblicata dalla Ong (organizzazione non governativa) dei Reporter Senza Frontiere. In particolare, è la prima volta nei 25 anni dalla nascita della classifica che oltre la metà dei paesi del mondo rientra nelle categorie “difficile” o “molto grave”. L’indice tiene conto del contesto legale, economico, di sicurezza, politico e sociale: quest’anno risulta in grande calo l’indicatore legale, segno che il giornalismo è più criminalizzato. Dei 180 paesi esaminati, la Norvegia è al primo posto mentre l’Eritrea si conferma all’ultimo per il terzo anno di fila.

La libertà di espressione e stampa subisce forti cali in paesi colpiti dalle guerre, come l’Iraq (162) e la Palestina (156): dall’ottobre del 2023 più di 220 giornalisti sono stati uccisi a Gaza dall’esercito israeliano. Le posizioni più basse sono occupate anche dai governi dittatoriali, come la Cina (178), la Corea del Nord (179), e l’Eritrea (180), dove il giornalista Dawit Isaak è stato incarcerato senza processo per 25 anni.
Ancora, l’Iran (177) limita al massimo queste libertà a causa dell’oppressione del regime e della guerra israelo-americana sul suo territorio. Tra gli ultimi paesi vi è ovviamente anche la Russia di Putin (172): con la guerra in Ucraina e la chiusura della stampa indipendente, la Russia si conferma uno dei peggiori luoghi al mondo in materia di libertà di stampa. Addirittura, a fine aprile 2026, vi si contavano solo 48 giornalisti: gli altri che vogliono continuare la loro professione vengono esiliati e perseguiti.
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Un certo peggioramento colpisce anche gli Stati Uniti di Donald Trump (64): i continui attacchi del presidente alla stampa sono diventati una politica sistematica; inoltre, l’Ong segnala anche la violenza della polizia e i drastici tagli al personale dell’Agenzia statunitense per i media globali.

Infine, l’Italia stessa non è esente da un certo declino: se nel 2025 si è classificata al 49esimo posto, quest’anno è scesa al 56esimo. Come dichiarato dai Reporter Senza Frontiere, il nostro paese rientra nella categoria “problematico” innanzitutto per le minacce di organizzazioni mafiose verso i giornalisti, in particolare nel Sud del paese. E’ segnalato un aumento delle querele Slapp, ossia querele o cause infondate promosse da soggetti potenti per intimidire giornalisti o attivisti. Il giornalismo quindi non smette di essere toccato da questioni politiche e giudiziarie.
Per concludere vi cito un altro passaggio del romanzo di Tabucchi: “Però io faccio il giornalista, replicò Pereira. E allora?, disse Silva. Allora devo essere libero, disse Pereira, e informare la gente in maniera corretta”.
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