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AfD: crollerà il Brandmauer?

di Simone Agosti
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A oltre tre decenni dalla caduta del Muro di Berlino, un altro muro sta per crollare: quello “psicologico” che impedisce alle forze moderate di allearsi con l’”ultradestra”

L’affermazione di Alternative für Deutschland (AfD) come primo partito, evidenziata dai sondaggi nazionali negli ultimi mesi e confermata dai successi nei Länder della Germania orientale, ultimo dei quali in Sassonia-Anhalt, segna un punto di svolta profondo nell’assetto politico della Repubblica Federale.

In quest’ultima regione, infatti, domenica 6 settembre AfD ha centrato il suo record storico in un’elezione, con circa il 45% dei voti. Questo voto rappresenta senza dubbio un segnale ai partiti tradizionali e al governo federale, che con AfD non vogliono avere nulla a che fare. Per quanto riguarda la formazione di un esecutivo nella regione, difficilmente AfD avrà la maggioranza assoluta e solo lo schieramento populista BSW si è detto disponibile ad una collaborazione con il partito guidato da Alice Weidel. Forse AfD sarà escluso dai giochi per l’ennesima volta, ma il segnale è chiaro. 

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Ulrich Siegmund, candidato di AfD in Sassonia-Anhalt, esulta durante la proiezione degli exit-poll con la leader federale del partito Alice Weidel (Deutschlandfunk)

La politica tedesca continua a vivere tempi turbolenti. E alla luce dei risultati in Sassonia-Anhalt vale la pena concentrarsi su un aspetto facilmente individuabile nella geografia politica della Germania, anche per spiegare l’exploit di AfD in quest’ultima tornata elettorale: e cioè la netta frattura tra i Länder orientali (l’ex Repubblica Democratica Tedesca, DDR) e quelli occidentali.

Ostalgie

Nonostante ingenti investimenti federali per la ricostruzione dell’Est dopo la riunificazione negli anni ‘90, le differenze strutturali rimangono evidenti. D’altronde, quarant’anni di comunismo sono duri a morire. 

La lista è lunga: il reddito pro capite nelle regioni orientali è nettamente inferiore rispetto a quello delle regioni occidentali. Tutte le grandi aziende tedesche hanno sede nell’Ovest. Senza troppi giri di parole: qualsiasi statistica economica si scelga, l’Est arranca.

L’economia, però, è solo la conseguenza di un “trauma” nazionale che affonda le sue radici proprio nella riunificazione tedesca celebrata il 3 ottobre 1990. La transizione da regime socialcomunista a regione di un paese integrato nel sistema capitalista fu, per la Germania Est, un enorme sconvolgimento. Enorme, forse, è dire poco. 

L’ingresso nel libero mercato occidentale significò una spaventosa raffica di privatizzazioni che portò alla chiusura immediata di centinaia di fabbriche e alla perdita di migliaia di posti di lavoro in pochi anni, se non pochi mesi. 

Dal punto di vista sociale, il “trauma” fu anche peggiore. Dopo quarant’anni di isolamento nel blocco sovietico, la Germania Est fu colpita in pieno dalla furia della cultura occidentale: musica, libri, film. E non solo. Tutto quello che prima era vietato, considerato un “vizio dei capitalisti”, ora diventava disponibile. 

E qui nasce, nella popolazione dell’Est, un paradosso singolare. In pochi difendono il regime socialista abbattuto nel novembre dell’89, ma con il passare degli anni una sensazione si è sedimentata negli animi di milioni di persone. La sensazione, insomma, di essere stati praticamente colonizzati, fagocitati dall’Ovest, di essere quindi rimasti indietro, di essere cittadini “di serie B”, quasi di non appartenere allo stesso paese. 

Questo malumore, d’altronde, è alla base di un fenomeno culturale tutto tedesco, e cioè la Ostalgie (Crasi di Ost, est, e Nostalgie, nostalgia).

Esatto, la “nostalgia dell’Est”. Per carità, non tanto nostalgia del regime che sguinzagliava la Stasi contro i propri oppositori. Più che altro, la nostalgia di uno stile di vita ormai andato, forse più tranquillo, forse più sicuro. E la Ostalgie si manifesta spesso nell’adorazione laica dei simboli di quello stile di vita. Uno fra tutti, forse il più celebre: la mitica Trabi. 

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La Trabant, la caratteristica “auto di stato” prodotta in Germania Est. Per averla, era obbligatorio iscriversi ad una graduatoria che poteva comportare anche anni di attesa. (Auto Motor und Sport)

L’Est: terra di conquista per AfD

Comprensibilmente, queste dinamiche socio-culturali hanno avuto, negli ultimi anni, profonde conseguenze politiche. 

Ancora prima del “fenomeno” AfD, nelle regioni orientali si è spesso assistito a un forte radicamento di partiti populisti, determinato proprio da quella profonda sfiducia verso la classe dirigente e il “sistema” stabilitosi dopo la riunificazione. 

Ultimamente, appunto, è stato proprio AfD, con la sua retorica, ad intercettare lo storico malcontento dei tedeschi dell’Est, con effetti dirompenti sul quadro politico nazionale. 

Innanzitutto, il successo di AfD ha spinto verso una generale polarizzazione del dibattito pubblico tedesco, con i partiti “tradizionali” (primi fra tutti CDU e SPD) costretti ad inseguire AfD su temi come sicurezza, controlli alle frontiere e gestione dei flussi migratori.

Soprattutto, però, il primato elettorale dell’estrema destra svela la vera crisi della politica tedesca: il Brandmauer è a un passo dal crollo. 

Fin dalla nascita di AfD, i partiti tradizionali hanno stabilito un “cordone sanitario” (il cosiddetto Brandmauer), rifiutando qualsiasi alleanza o collaborazione con la destra radicale.

Anche diventando il primo partito in un Land, come già accaduto in Turingia nel 2024, AfD era sempre stato escluso da ogni trattativa per formare un esecutivo, sulla base di un rifiuto ideologico degli altri partiti di collaborare con l’estrema destra. 

Ciò rappresenta sempre più un dilemma soprattutto per la CDU, che come rappresentante del “blocco conservatore” si trova di fronte a un vicolo cieco: per formare un governo senza AfD è spesso costretta ad allearsi con forze di sinistra, esponendosi alle critiche degli elettori più conservatori che vedono disatteso il loro voto; oltre che a dar vita a coalizioni talmente eterogenee da rendere difficile la tenuta dell’esecutivo, percepito dagli elettori come un unico blocco tenuto insieme solo dalla volontà di escludere AfD. 

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