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Hondurasgate: Trump e Nethanyahu gangster del mondo libero

di Alessandro Morandi
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Honduras Juan Orlando Hernandez

Negli ultimi giorni è tornato sotto i riflettori Juan Orlando Hernandez, ex-presidente dell’Honduras già condannato a 45 anni per narcotraffico internazionale, che nel periodo della famosa guerra alla droga venezuelana aveva ricevuto la grazia da Trump.

All’epoca della scelta statunitense ci si storceva già il naso per una questione di ipocrisia: come fa il presidente americano a dire di star combattendo il traffico di droga e perdonare chi ha fatto entrare negli states 400 tonnellate di cocaina?

Una situazione già di per sé quindi molto complessa, ma che rischia di diventare per l’amministrazione Trump una vera e propria croce: sono stati pubblicati negli ultimi giorni degli audio intercettati di Hernandez che parla con l’attuale presidente hondureño, Nasry Asfura, e con il presidente del Congresso Nazionale Tomás Zambrano, fedelissimo del neo-graziato. Il contenuto degli audio sicuramente mette in difficoltà il Partito Nazionale di Hernandez e può spaventare anche il Partito Repubblicano negli USA: si parla di ingerenze politiche americane ed israeliane nel prossimo sviluppo della ricerca hondureña riguardo all’IA.

Honduras Nasry Afura
Nasry Asfura detto “Tito” (Foto: milenio.com)

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Questa storia inizia però molto prima delle intercettazioni: alle elezioni presidenziali dell’Honduras del novembre 2025 era chiaro l’interesse di Trump nel risultato di quel piccolo narco-stato: il POTUS ha infatti esplicitamente appoggiato Nasry “Tito” Asfura, minacciando di tagliare gli aiuti se non fosse stato eletto.

Subito dopo la vittoria (con un continuo rischio di brogli elettorali) Asfura si è recato a Mar-a-Lago per incontrare Trump e negoziare un’agenda di interessi stranieri. Certo è che andare nella mega-villa di un miliardario straniero immediatamente dopo la vittoria nel proprio paese pare strano, perchè se si fosse voluto un incontro ufficiale tra capi di stato sarebbe stato fatto nello Studio Ovale.

L’idea che la stampa messicana si è fatta dell’incontro è che celava un accordo non poco sinistro: il ritorno di Juan Orlando al controllo economico e militare dell’Honduras. Lo stesso Orlando dopotutto ha voluto specificare ad Asfura, in uno degli audio, di come il suo potere derivasse da lui:

“Voglio credere che non mi metterà da parte perché, grazie a me, lei siede su quella poltrona. Signor Presidente, sarò io. E spero nel suo sostegno. Perché è di questo che abbiamo parlato con il Presidente Trump.”

Alla stessa maniera, Hernandez pare non fidarsi completamente di Asfura, ponendo invece le basi del suo futuro nel paese con l’amicone Zambrano, semper fidelis del narcotrafficante:

“Segui il mio consiglio, ma capisci. Devi riprendertitutto il potere. E lo farai, perché il Presidente non lo farà. Il Presidente è impegnato, viaggia di qua e di là. Si fa degli amici. E gli aiuti che sto inviando. Ti ho mandato persone da Israele, ti hanno mandato dei soldi. Sto facendo pressioni qui, beh. Quindi guarda chi ti sta davvero consigliando nel modo giusto. Non è un politico, amico. È popolare, ma non è un politico. “

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Una situazione quindi già abbastanza losca per dar da parlare alle malelingue. A questo sistema si aggiunge la possibile ingerenza economica israeliana nella liberazione di Fernandez. Pare che lui sia un asset fondamentale per favorire il controllo israelo-americano nella creazione delle ZEDE (Zone a sviluppo economico speciale), delle città-stato in cui la legge vigente non è quella della nazione ma quella di tribunali autonomi stranieri. Come riporta Asfura in un suo messaggio ad Hernandez:

“Signor Presidente, è un piacere salutarla. Abbiamo già avuto un incontro privato con alcuni gruppi di investimento, che si sono mostrati molto favorevoli all’espansione della ZEDE a Roatán e Comayagua, così come a Palmerola. Trasferiremo un altro progetto di Palmerola specificamente a Roatán, dove sta prosperando. Per quanto riguarda una base, abbiamo già negoziato. Inoltre, per l’autostrada interoceanica, la affideremo alla General Electric” (società americana, n.d.r.).

Honduras protesta ZEDE
Manifestazione contro le ZEDE (Foto: cespad.org)

C’è quindi dietro un forte interesse economico. Oltre alle ZEDE si parla di costruire una nuova base militare e sviluppare centri di ricerca per l’IA, tutti a beneficio israelo-americano. Proprio Hernandez ci ricorda chi ci sia dietro la sua liberazione:

I soldi per la grazia non venivano nemmeno da te. Venivano da un gruppo di rabbini e persone che sostenevano Israele, e che in precedenza avevano sostenuto Yani Rosenthal.” (politico e criminale hondureño, n.d.r.)

E continua:

“Il Primo Ministro di Israele ci darà il suo sostegno. Gli siamo molto grati; hanno avuto un ruolo fondamentale. Anzi, hanno avuto un ruolo determinante nella mia partenza e nei negoziati.”

In definitiva: da un alto un’alleanza economica tra Trump e Netanyahu per poter sfruttare le risorse e il lavoro di uno stato straniero e dall’altro il prossimo presidente dell’Honduras colluso con tutta questa organizzazione para-mafiosa. Ma come mai dico prossimo? È lo stesso Hernandez a dare la risposta:

“Andrà tutto bene, staremo bene. Juan Orlando tornerà presto. Ottima notizia. Buone notizie, ottime notizie. Juan Orlando tornerà per la presidenza, tenetelo a mente.”

Chissà se alla fine Orlando riuscirà nel suo intento dopo tutti i crimini commessi. Sta di fatto che questa vicenda ricorda drammaticamente il fatto che Trump e Netanyahu si stiano comportando da tempo come i gangster del mondo libero, stavolta mettendosi in affari con un vero e proprio capo di cartello.

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(Fonti: hondurasgate.ch, “Audios revelan que Israel pagò la liberacion de Juan Orlando Hernandez y que Trump lo està ayudando a regresar a la presidencia“, Resumen Latinoamericano).

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