Avete presente Forrest Gump, il celebre film del 1994 diretto da Robert Zemeckis, ambientato nell’America della seconda metà del Novecento?
Bene, forse vi ricorderete la scena iniziale del film, in cui Forrest, interpretato da Tom Hanks, siede su una panchina mentre aspetta un autobus. Mentre aspetta, seduto su quella panchina, racconta la sua mirabolante storia a diverse persone che capitano sedute accanto a lui.
Non so voi, ma io mi sono sempre chiesto: possibile che in due ore abbondanti di chiacchiere, non arrivi questo maledetto autobus?
Ma è una finzione cinematografica, giusto per far funzionare la trama del film, direte voi.
Ebbene, no. Nel senso: mi duole informarvi che vi è certamente un aspetto per il quale gli americani non possono insegnarci nulla di positivo: il trasporto pubblico. Sappiate che, per mio (discutibile) interesse personale, ho speso molto più tempo di quanto voi possiate immaginare nell’attenta analisi della (tragica) situazione del TPL nel paese a stelle e strisce.
Sì, tragica, molto tragica. Non c’è altro modo per definire la totale mancanza di infrastrutture e servizi che caratterizza pressoché ogni metropoli americana.
L’obiettivo di questo testo, diciamolo fin da subito, è farsi due risate. Perché, ripeto, la situazione è tragica. Dunque, ciò che farò in questo articolo è proporvi alcuni dei migliori, nel senso di peggiori, casi di studio per mostrare il (tragico, lo abbiamo già detto?) rapporto tra Stati Uniti e la pianificazione di una rete efficiente di mezzi pubblici.
E sì, l’obiettivo è anche farvi capire che non è così assurdo che Forrest Gump abbia aspettato due ore e mezza per il suo autobus.
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Il trasporto pubblico in America: ieri e oggi
In realtà, fino alla metà del secolo scorso, anche nelle città statunitensi vi erano estese reti di tram urbani.
Il declino del trasporto urbano su ferro ha inizio durante il boom economico post-Seconda guerra mondiale, quando, con la rapida diffusione dell’auto privata, ormai sempre più alla portata della maggioranza dei cittadini, e dunque in seguito all’aumento esponenziale del traffico per le strade, si ritenne semplicemente sconveniente continuare ad operare tram ormai sempre meno utilizzati e costantemente bloccati nel traffico veicolare.
Ah, beh, c’è anche chi parla di un complotto orchestrato dalla lobby dei produttori di auto e combustibili fossili per ridimensionare il ruolo dei mezzi pubblici e mantenere alti i propri guadagni. Ma evitiamo di indugiare su questa prospettiva.
Questa dinamica, poi, non è esclusiva solo degli Stati Uniti. Per fare un esempio, la stessa fine fecero, sempre in quegli anni, la ferrovia della Val Seriana e della Val Brembana, in provincia di Bergamo, e molte altre ferrovie “secondarie” in tutta Italia, che non seppero reggere il confronto con l’automobile.
Oggi, fortunatamente, il vento sta cambiando, e l’importanza di investire nel TPL, anche e soprattutto per rendere le città più vivibili, si sta affermando su entrambe le sponde dell’oceano.
Negli Stati Uniti, però, nonostante numerosi interessanti progetti, le difficoltà tecniche e burocratiche non mancano.
Difficoltà tecniche perché, a causa del tipico modello di sviluppo urbano che caratterizza le metropoli americane (il “suburban sprawl”, cioè distese infinite di villette singole) rende molto difficile strutturare direttrici efficaci, in quanto il TPL “funziona” in zone densamente popolate dove è plausibile che ci sia un costante flusso di utenti.
E difficoltà burocratiche perché, purtroppo, la legislazione americana è strutturalmente contro progetti di sviluppo di questo tipo. Nel senso che, ad esempio, se si volesse costruire una metropolitana leggera che dovrebbe attraversare 5 municipalità diverse, basta il rifiuto del consiglio comunale di una sola di queste per far saltare completamente il progetto.
E sì, forse è il caso di parlare di una terza difficoltà, di tipo culturale. Purtroppo, l’americano medio non è in grado di comprendere i benefici collettivi di un trasporto pubblico capillare ed efficiente. Chissà, evidentemente trova divertente passare circa 63 ore all’anno bloccato nel traffico.
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Adesso parlo io
Ora arriva la parte divertente dell’articolo, e cioè l’analisi di alcuni casi studio per capire la tragicità della situazione.
- Benvenuti nell’area metropolitana di Dallas-Forth Worth, Texas. Cominciamo subito con il dire che a Forth Worth non c’è nessun tipo di trasporto pubblico urbano. Niente, assolutamente niente. Neanche un autobus di linea. Ma vi dico di più: tra Dallas (1.300.000 abitanti) e Fort Worth (920.000) ci sono circa 40 treni al giorno. Tra Saronno (40.000) e Lodi (45.000) ci sono circa 60 al treni al giorno. Sipario.
- Benvenuti a Loudon Gateway, la stazione meno usata della metropolitana di Washington, D.C. Con meno usata, intendo una media di 320 passeggeri al giorno. Vi state chiedendo perché?

- Ora è arrivato il momento di prendersela con la metro di NYC. Già, perché oltre ad essere inutilmente complessa per gli utenti (alcune linee identificate con lettere? Altre con numeri? Treni locali e treni espressi? Parlo per esperienza personale: più di una volta sono salito su un treno semplicemente sperando che fosse quello giusto), le stazioni stanno semplicemente cadendo a pezzi. Per farvi capire cosa intendo, vi presento questa foto, universalmente riconosciuta come l’emblema della carenza di investimenti che il sistema del TPL newyorchese sta vivendo.

Bene, spero di avervi mostrato, con alcuni semplici ma efficaci esempi, la tragica condizione in cui versa il trasporto pubblico negli Stati Uniti. Non preoccuparti Forrest: prima o poi l’autobus arriva. Forse.