Sembra incredibile, eppure è proprio così: in politica estera, il Governo Meloni è riuscito a cadere ancora più in basso di quanto già non fosse. Sembra che ogni occasione per dimostrarsi veramente sovranista, ovviamente in ottica europea, l’unica che nel XXI secolo può ancora stare in piedi, venga volontariamente ignorata.
Mentre Sanchez si rifiuta di far diventare il suo paese un’immensa base militare per gli interessi americani e Macron cerca, insieme a Merz, di aumentare l’indipendenza militare europea anche riguardo la deterrenza nucleare, l’Italietta di Meloni e compagnia rifiuta qualsiasi iniziativa per evitare di turbare i rapporti con Trump.
I giri di valzer meloniani

La strategia della premier, il cui fallimento è chiaro pure ai suoi, sarebbe quella di fare da “ponte” diplomatico tra Stati Uniti ed Europa per mediare, invece di contrastare come un vero patriota dovrebbe fare, gli appetiti di Trump nel vecchio continente. Peccato che pure un cieco si renderebbe conto che la Casa Bianca non ha la minima necessità di avere un mediatore: se vuole la Francia chiama Macron, se ha bisogno della Germania telefona a Merz, sicuramente senza passare da Roma.
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Questo grande posizionamento diplomatico ha dimostrato così tante volte il proprio fallimento, in particolar modo riguardo ai dazi, che ormai è impossibile che davvero si creda ancora nella sua validità (anche se data la competenza generale, soprattutto quella di Tajani, potrebbe anche essere possibile). E’ probabile invece che non si voglia fare marcia indietro per pure ragioni politiche: perché, in sostanza, si dovrebbe ammettere davanti all’elettorato di aver buttato tre anni e mezzo di politica estera.

In un momento fondamentale per i destini dell’Europa, il centro-destra ha deciso di escludere l’Italia dalle pagine della storia. Mentre i vari tirapiedi del governo proclamano ogni giorno che l’Italia è tornata centrale nell’arena geopolitica, quando al massimo può dirsene spettatrice se non totalmente esclusa, quelli che dovrebbero rappresentare l’opposizione si concentrano su questioni ridicole e inutili, come Crosetto bloccato a Dubai, invece di sottolineare i fallimenti giornalieri di un governo che sembra quasi servirli su un piatto d’argento.
Si dice che Meloni sia nostalgica di un periodo oscuro della nostra storia; io condivido appieno, solo che quel periodo non è il ventennio, ma quello dell’Italia dei “sciuscià”, tanto che a distanza di ottant’anni ogni occasione è buona per lustrare le scarpe agli americani.
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