Ecco cos’è stato questo referendum: un’occasione sprecata
Con questo referendum, nonostante una campagna elettorale da subito sfociata nel tifo da stadio da entrambe le parti, con riferimenti sempre più fantasiosi a minacce alla democrazia o a casi di cronaca di altre epoche (vedasi il caso Garlasco o la vicenda di Enzo Tortora) rimane la sensazione di aver perso un proverbiale treno, senza sapere quando passerà il prossimo.
Questa consultazione referendaria poteva davvero essere il primo passo nella direzione di una necessaria riforma della giustizia, su temi come la separazione delle carriere, l’introduzione del sorteggio come meccanismo di selezione dei membri togati del Consiglio Superiore della Magistratura, il contrasto alle correnti e la creazione dell’Alta Corte Disciplinare.
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Dall’analisi dei dati arrivati da tutto il territorio nazionale, spicca sicuramente il trend positivo dell’affluenza alle urne, in aumento se si considera il precedente referendum costituzionale del 2020. Alle 15 di lunedì 23 marzo l’affluenza definitiva in tutto il paese è stata pari al 58,93%, mentre nel 2020 si fermò al 51,12%.
Per quanto riguarda i risultati, poi, il sì vince solo in Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, mentre il no trionfa nelle grandi città e in tutto il resto della penisola, soprattutto nelle “regioni rosse” e al Sud.

Rimane ora da interrogarsi sul significato politico di questo referendum.
Giorgia Meloni, seguita a ruota da numerosi altri esponenti del governo, ha confermato la linea tenuta già nelle ultime settimane di campagna elettorale, cioè escludendo la possibilità che il risultato del referendum fosse un “giudizio” sul governo, dichiarando dunque di aver preso atto della decisione degli elettori e confermando la sua volontà di rimanere in carica fino alla scadenza della legislatura.
Il fronte per il no, d’altro canto, ha immediatamente esultato, viaggiando mentalmente già alla primavera del prossimo anno, convinti di essere sempre più vicini alla vittoria elettorale contro l’attuale esecutivo.
Tra le numerose manifestazioni di giubilo, quella che purtroppo lascia un po’ sbigottiti si è verificata a Napoli, dove un nutrito gruppo di magistrati ha esultato al canto di “Bella ciao” e cori contro la Meloni.
Viene da chiedersi, a questo punto, come si sia arrivati a un tale livello di politicizzazione, ma purtroppo questa tragica campagna elettorale e l’immobilismo imperante di questo paese hanno la grande maggioranza delle colpe.
Una campagna elettorale che, va detto, è stata gestita meglio proprio dal fronte per il no, mentre i comitati per il sì sembrano aver avuto maggiori difficoltà nel proporre adeguatamente ai cittadini una riforma così tecnica.
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In seguito ai primi momenti di euforia, Conte ha lanciato un appello all’unità del campo largo, a cui Schlein ha risposto positivamente, confermando la sua disponibilità a collaborare.
Potrà, quindi, essere questo referendum la “colla” che consentirà alle opposizioni di sconfiggere la corazzata meloniana alle politiche del 2027? Potrà un’alleanza nata dalla necessità di presentarsi uniti alle urne resistere per governare concretamente il paese?
Visti i precedenti, non ne sarei così sicuro.
In ogni caso, la prossima campagna elettorale si prospetta infuocata.