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Per fortuna che la scuola non è vostra

di Alessandro Morandi
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Nell’ultima settimana di gennaio a Bergamo è scoppiato un caso mediatico per via del
contenuto antidemocratico dei volantini diffusi da AS (Azione Studentesca, gruppo giovanile
di estrema destra) per promuovere la loro campagna “La scuola è nostra”.

Logo di Azione Studentesca

Il volantino riportava un QR code che rimandava ad un questionario riguardo le problematiche
studentesche. Un’azione nelle idee nobile, nella pratica meschina: tra le domande figurava
infatti quella in cui si chiedeva: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda
durante le lezioni?”, con annessa richiesta di esempi specifici.

Ora, voler segnalare i casi in cui professori abbiano fatto propaganda politica in classe è di certo legittimo; non lo è quando però si attacca solo quella di una certa fazione, considerata sbagliata, mentre quella della propria invece è positiva.

La scuola è nostra
Volantino “La scuola è nostra”. Fonte: FerraraToday

Se a questi studenti importasse davvero cambiare la scuola, non creerebbero divisioni politiche o ideologiche nei cambiamenti che vogliono apportare; evidentemente è più importante reprimere
un’idea diversa dalla propria (o meglio, la possibilità che questa nasca) rispetto ad aiutare
davvero un sistema scolastico in decadenza.

Le pecche della Scuola italiana

Il sistema italiano vive in un binomio contrastante: da una parte un possibile schieramento politico degli insegnanti, che tende a spiegare in maniera errata (o quantomeno disillusa) una materia fondamentale come l’educazione civica; dall’altra una scuola che sempre di più vuole allontanarsi dal dibattito politico e dalla spiegazione di quest’ultimo, come se questa non fosse la prima realtà politica dei futuri cittadini, e non fosse anch’essa influenzata dalle scelte politiche del governo in carica.

Forse bisognerebbe concentrarsi più su questa problematica che sull’altra. Se c’è così tanto disinteresse per la politica tra i giovani, e le percentuali di astensionismo salgono ogni giorno di più, è per via di un problema culturale: l’idea del politico come qualcuno di cui non fidarsi e che la politica non possa cambiare le realtà di un Paese, deriva sicuramente da una mancanza di adeguato insegnamento riguardo a ciò che questa può davvero offrire.

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Inoltre, questa mancanza si riflette anche nell’elezione di politici sempre più incompetenti: consapevoli di non dover trovare argomentazioni davvero valide e che i loro scandali (giudiziari e/o personali) non influiscano sui propri elettori. Si sentono addirittura legittimati nel commettere un errore per il Paese, se questo può recargli un reale vantaggio.

Non è un caso se Lega e FdI, da 3 anni e passa al governo, detengano l’ignobile record di rappresentanti con pendenze giudiziarie, pur non rappresentando motivo di allontanamento per l’elettorato fedele (o forse cieco). Quindi, strano a dirsi, concordo a pieno con Azione Studentesca sull’idea per cui debba esserci una rivoluzione culturale nelle scuole italiane; un cambiamento, però, democratico e trasversale, qualcosa con cui i cari militanti non sembrano essere affatto d’accordo.

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