E’ fresca la notizia, riportata da La Repubblica, per cui i tre “manifestanti” arrestati a Torino sono usciti di prigione: due sono liberi, mentre quello accusato di aver aggredito a martellate l’agente di polizia è per ora ai domiciliari. Tutto ciò, è bene ricordarlo, durante un corteo a favore della più pura illegalità, in sostegno di un centro sociale occupato in maniera irregolare, camuffato come spazio ricreativo ma divenuto in realtà un vero e proprio centro di pianificazione di atti criminali, come l’attacco alla redazione della Stampa del 28 novembre scorso.

Veramente assurda è però l’intellighenzia di una certa sinistra, che accusa il governo di voler usare l’accaduto per attuare una “svolta securitaria” e completare il “progetto autoritario” del paese in fabbricazione da tre anni e mezzo, cosa ridicola anche solo da credere, data la situazione: gli agenti hanno le mani legate e non possono difendersi nemmeno se gli puntano una pistola addosso, mentre le grandi città come Milano sono ormai delle coltellerie a cielo aperto evidentemente etichettate “halal“, data la vasta clientela di nordafricani.
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Governo autoritario? Ma per favore
Le accuse di autoritarismo diventano barzellette se si considera la borghesizzazione di Meloni e l’incompetenza del suo governo, che dalla sua elezione non ha fatto niente per migliorare la sicurezza e l’ordine pubblico del paese se non qualche decretuccio a caso per pura propaganda, lasciando da sole, dopo mille promesse e parole, le forze dell’ordine, vere ed uniche vittime di questa situazione.
La gente sta chiedendo incessantemente al governo di agire, di cambiare le leggi, di fare qualcosa, di finirla coi tweet e coi post di vicinanza alla polizia per cominciare a dimostrarla coi fatti, perché dopo tre anni e mezzo praticamente senza opposizione non c’è più scusa che tenga per continuare la sagra delle belle parole. Svolta securitaria? Magari! Ma è chiaro che il problema maggiore non è la sinistra né tantomeno la magistratura: è l’inettitudine del governo stesso.