Quando, nel 1992, il politologo statunitense Francis Fukuyama fece pubblicare il suo libro La fine della storia e l’ultimo uomo raccolse in quelle pagine un’idea diffusa e figlia del suo tempo, cioè quei primi anni ‘90 nei quali, dopo la caduta del Muro di Berlino, sembrava essersi conclusa un’era.

O meglio, provocatoriamente, si diceva che ormai fosse finita la Storia. Fukuyama, in breve, arrivò ad affermare che a quel punto, dopo la fine della Guerra fredda, la democrazia liberale, concepita come la miglior forma di governo per la società umana, avesse trionfato.
Certo, ammetteva questa scuola di pensiero, ci sono ancora milioni di persone che vivono sotto regimi autoritari; ma, concependo la Storia in funzione deterministica, si era sicuri che la democrazia e il liberalismo si sarebbero imposti in ogni nazione della Terra, in quanto essi, semplicemente, garantiscono le migliori condizioni di vita in una società umana.
Una teoria ingenua questa, in parte smentita. Innanzitutto, è scorretto interpretare la Storia umana come una semplice catena di eventi uno legato all’altro, senza possibilità di “sbagliare”, che hanno portato al trionfo del liberalismo, della democrazia e del capitalismo. Tutto, forse, sarebbe potuto andare diversamente se i nostri predecessori avessero fatto scelte diverse; ma qui entriamo nel campo dell’ucronia e della storia alternativa, nei quali è inutile addentrarsi.
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Soprattutto, però, è incredibilmente ingenuo, dal nostro punto di vista, trent’anni dopo l’uscita di quel libro, credere che lo status quo sia destinato a rimanere immutabile. Per carità, da europeo quale sono, mai mi permetterei di denigrare le libertà e le comodità che lo stile di vita dell’Occidente mi ha garantito nel corso della mia vita. Al tempo stesso, però, non bisogna adagiarsi sugli allori e rimanere vittime di quel diffuso entusiasmo che ha acceso i cuori di un’intera generazione che aveva conosciuto la Guerra fredda.
La storia e il presente
Questo appello risulta ancora più pressante alla luce degli ultimi sviluppi geopolitici, vedasi il colpo di mano americano in Venezuela. Gli Stati Uniti, in questo frangente storico, sotto la presidenza Trump, nonostante le promesse di isolazionismo, è chiaro che non hanno intenzione di abbandonare il proprio primato geopolitico. Ciò è stato dimostrato a spese del Venezuela e, chissà, in futuro forse anche della Groenlandia, dato che in questi giorni si è intensificato il dibattito attorno a un suo possibile acquisto da parte degli Stati Uniti.
Neppure russi e cinesi sono disposti a mollare la presa; mentre la Russia continua le sue azioni offensive in Ucraina, la Cina minaccia Taiwan e si inserisce abilmente nelle economie di paesi del terzo mondo legandoli a sé.
Dunque no, non credo che la Storia sia “finita”. Noi europei avremmo dovuto capirlo inequivocabilmente quando, nel 2022, la Russia ha invaso l’Ucraina, riportando la guerra tra due paesi europei, fatto che non si vedeva dai tempi bui della Seconda guerra mondiale. In questo contesto, però, c’è chi ancora si appella a un certo pacifismo arcobalenoso, a un “ripudio” della guerra a prescindere che ci vorrebbe indifesi e impreparati ad agire sullo scacchiere internazionale. Buon per loro, che vivono nel mondo delle fiabe. Si vis pacem, para bellum.