Home AttualitàDall’isola di Epstein alla 5th Avenue: perché Trump non riceve l’impeachment

Dall’isola di Epstein alla 5th Avenue: perché Trump non riceve l’impeachment

di Alessandro Morandi
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Negli ultimi giorni è diventato scandalo nazionale in America il non-rilascio degli Epstein Files, i documenti privati di Jeffrey Epstein, miliardario pedofilo suicidatosi in carcere nel 2019; questi contengono lettere, telefonate, annotazioni, tutto ciò che Epstein ha conservato negli anni riguardo ad abusi e traffici di minori.

Epstein
Jeffrey Epstein (Foto: New York Times)

Ci sono i nomi delle vittime ma soprattutto dei loro carnefici: amici, conoscenti, acquirenti, associati, tutti coloro con cui Epstein condivideva un rapporto. Il punto fondamentale di questa questione non è tanto il miliardario morto, ma l’ancora vivo e vegeto presidente USA Donald Trump: auto-dichiaratosi “miglior amico” di Epstein quando non si sapeva nulla dei crimini commessi sulla sua isola privata, ha fatto rapidamente dietrofront nell’ultimo anno, sostenendo addirittura di non averlo mai conosciuto (nonostante ci siano numerose foto che li ritraggono assieme).

Incoerenze sugli Epstein Files

Prima dell’elezione americana, il rilascio dei Files era un obiettivo fondamentale dei MAGA, ma dopo l’insediamento, il DOJ (Department of Justice) e l’FBI hanno dichiarato di non poterli rilasciare, arrivando persino a sostenere che fossero un “democrat hoax”, un’invenzione dell’opposizione. Poi, dopo documenti trafugati, votazioni rinviate, e dichiarazioni al limite della decenza (Ted Cruz e il suo appello a non attaccare i pedofili) è stato posto il limite di rilascio al 19 dicembre 2025.

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Per fortuna che la scuola non è vostra

Quel giorno, però, Bondi e Patel, procuratrice generale USA e direttore dell’FBI, hanno fatto una sorpresa: tre giga byte di Files rilasciati su 300, con la maggior parte completamente neri e censurati. La parte divertente, se così si può definire, sta nel fatto che comunque non sono riusciti a coprire tutte le tracce di Trump nei files rilasciati: ci sono foto assieme ad Epstein, una lettera inviata al caro amico per il giorno del suo compleanno, una nota di Epstein in cui si legge che “Trump knew about the girls” (le minorenni violentate, ndr), un documento che sostiene che Trump fosse presente all’omicidio di un figlio illegittimo di una di queste ragazze, e altri riferimenti riguardo ad atti sessuali impropri.

L’idolatria verso il Presidente supera la portata dello scandalo

Ora, la domanda sorge spontanea: com’è possibile che di fronte a questo scandalo Donald Trump non venga destituito, come accaduto a Richard Nixon nel caso dello scandalo Watergate? Questa volta le accuse sono molto più gravi, e ci sono addirittura più prove, eppure la classe dirigente repubblicana ad ogni votazione per l’impeachment si esprime contraria, mentre i democratici insistono ormai da mesi, a seguito dei primi documenti trafugati.

Questa situazione ha una causa sociale profonda, ovvero il radicalismo del movimento MAGA e la consapevolezza che ne ha la classe politica repubblicana: gli elettori di Trump non distinguono la destra dalla sinistra (e non parlo di politica) e i loro governanti ne sfruttano l’ignoranza, sapendo che è grazie all’idolatria del loro presidente se hanno un posto al governo.

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Lo stesso Trump lo diceva: “I could stand in the middle of Fifth Avenue and shoot somebody, and I wouldn’t lose any voters”. Nemmeno un’omicidio, dunque, gli farebbe perdere elettori; parole metaforiche che diventano una triste verità nei giorni dopo il rilascio degli Epstein Files.

La morale (poco morale) è che la poltrona vale più della decenza, delle vittime, della verità; questa è la lezione che ci arriva da uno Stato sull’orlo della crisi, che nemmeno nel suo momento peggiore degli ultimi 25 anni è capace di cambiare il suo sistema.

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